L’opposizione di terzo nell’esecuzione immobiliare

L’opposizione di terzo è il rimedio per far valere i diritti sull’immobile da parte di soggetti estranei all’esecuzione

Si segnala una recente decisione assunta dal Tribunale di Lucca (Ordinanza del 05.02.2022 Dott. Oliva) con la quale si chiariscono i confini ed il limiti dell’opposizione di terzo rispetto alla procedura esecutiva.

L’opposizione di terzo è lo strumento che l’ordinamento prevede a tutela del soggetto che documenta di essere titolare di diritto sul bene pignorato in forza di titolo opponibile alla procedura.

Secondo quanto argomentato nel provvedimento sopra citato, il giudizio di opposizione ex art. 619 c.p.c. – che il terzo propone nei confronti del procedente – non ha tanto ad oggetto l’accertamento positivo ed erga omnes del diritto del terzo nei confronti dell’esecutato quanto piuttosto l’accertamento negativo della legittimità, in relazione al suo oggetto, della stessa esecuzione forzata intrapresa su beni sui quali il terzo vanti un diritto reale o comunque prevalente – solo incidentalmente accertato – rispetto a quello del creditore procedente.

Pertanto, l’accertamento positivo del diritto del terzo deve essere fatto in autonomo giudizio e nei confronti dell’autore cui sono imputate le denunciate nullità.

Il terzo opponente non è di regola legittimato ad eccepire i vizi della procedura esecutiva ovvero ad impugnare la validità del titolo posto a base di essa, essendo egli estraneo ai rapporti tra creditore procedente e debitore esecutato, salvo che il titolo consista in una garanzia reale – come nel caso di mutuo assistito da ipoteca – che dà al creditore un diritto di sequela, posto che il terzo acquirente del bene vincolato ha un interesse concreto, attuale e suo proprio a contestarne la validità, anche a prescindere dalla pendenza del procedimento esecutivo.