Sostituire il microchip per sottrarre un cane è reato

Sostituire furtivamente il microchip elettronico di un cane per appropiarsene è reato anche se il cane è fuggito dal proprietario

Con la sentenza n. 9533/2022, la Corte di Cassazione, respinge il ricorso del titolare di un canile che si era appropriato di un cane, che asseriva essersi smarrito nel proprio terreno, sostituendone addirittura il microchip per renderlo non identificabile dal reale proprietario.

Già i giudici di merito avevano appurato nei primi due gradi di giudizio che l’imputato, al fine di impedire l’individuazione della provenienza non lecita del cane, regolarmente dotato di un microchip, al fine di nascondere che di fatto fosse stato sottratto al proprietario, aveva sostituito la medesima medaglietta elettronica, integrando così, il delitto di riciclaggio di cui all’art. 648 bis c.p. che, si ricorda, è integrato “da ogni altra operazione diretta ad ostacolare l’identificazione” della provenienza delittuosa del bene.

Alla base del delitto descritto vi sarebbe la condotta di furto, che viene in essere anche se l’animale si allontana spontaneamente e risulta smarrito, visto che attraverso il sistema elettronico del microchip è possibile risalire al proprietario.

In Cassazione

Il ricorrente tuttavia, aveva contestato il reato di furto, sostenendo che fosse stato il cane ad andare da lui. Tale ricostruzione, avrebbe così permesso l’applicazione dell’articolo 925 del codice civile, che postula che: “Gli animali mansuefatti possono essere inseguiti dal proprietario nel fondo altrui, salvo il diritto del proprietario del fondo a indennità per il danno. Essi appartengono a chi se ne è impossessato, se non sono reclamati entro venti giorni da quando il proprietario ha avuto conoscenza del luogo dove si trovano”.

La Cassazione, tuttavia chiarisce che l’animale domestico, o ancora più precisamente di famiglia, non rientra nei cosiddetti  mansuefatti. Questi ultimi infatti sono animali che, caratterizzati da un proprio sentimento di affezione verso la famiglia dove abitualmente dimorano, solitamente hanno l’inclinazione e la capacità, ove non trattenuti, di ritornare dal proprio proprietario.

Proprio quest’ultimo infatti, si era messo immediatamente alla ricerca del proprio cane e, una volta trovato presso il canile, il pastore tedesco in questione lo aveva riconosciuto all’istante, mostrando lui la propria felicità nel vederlo, e grazie alla prova scientifica del test del dna sul pelo del cane, si è giunti alla certezza si trattasse del cane smarrito.