Corrispondenza e detenuti: legittimo trattenere la posta sospetta

Corrispondenza e detenuti: il controllo della posta in regime di detenzione speciale e le missive trattenute

Il caso

La Suprema Corte di Cassazione, sez. I penale, con sentenza n.51187 del 17/05/2018 ha stabilito che: Per i detenuti a regime di detenzione speciale può essere trattenuta la missiva il cui contenuto contenga messaggi in codice

Il caso riguardava un provvedimento di trattenimento di una missiva indirizzata da un detenuto sottoposto al regime di cui all’art. 41-bis ord. pen. ad un ministro di culto.

La missiva riportava il seguente versetto evangelico: “Ma Gesù rispose: seguimi, lascia che i morti seppelliscano i morti” con commento: “Spero che il discorso sia chiaro tra noi”.

La missiva era stata trattenuta in ragione della cripticità del linguaggio utilizzato e del pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica derivante dalla strumentalizzazione di detto versetto al fine di comunicare informazioni di illecito contenuto al “clan” di appartenenza.

Secondo la Corte il provvedimento era legittimo in quanto legittimo: In tema di controllo sulla corrispondenza del detenuto sottoposto a regime di detenzione speciale, la decisione di non inoltro può essere legittimamente motivata sulla base di elementi concreti che facciano ragionevolmente dubitare che il contenuto effettivo della missiva sia quello che appare dalla semplice lettura del testo.

La sentenza

Così argomenta la Corte in sentenza: 2. L’art. 41-bis comma 2 ord.penit. stabilisce che “quando ricorrano gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica”, il Ministro della giustizia possa disporre, nei confronti di detenuti o internati per gravi reati in materia di terrorismo o di criminalità organizzata, la sospensione, in tutto o in parte, delle regole del trattamento che possano porsi in contrasto con le esigenze di ordine e sicurezza, al fine di impedire i collegamenti con “un’associazione criminale, terroristica o eversiva”. Sul versante delle comunicazioni con l’esterno e segnatamente della corrispondenza epistolare, la lett. e) del comma 2-quater prevede “la sottoposizione a visto di censura della corrispondenza, salvo quella con i membri del Parlamento o con autorità Europee o nazionali aventi competenza in materia di giustizia”.[…]

[…] L’art. 18-ter, rubricato “limitazioni e controlli della corrispondenza”, stabilisce, al comma 5, che il magistrato di sorveglianza (competente nei confronti dei condannati, degli internati e degli imputati dopo la pronuncia della sentenza di primo grado) qualora ritenga che la corrispondenza o la stampa non debba essere consegnata o inoltrata al destinatario, dispone che la stessa sia trattenuta; e che, in tale evenienza, il detenuto e l’internato debbano essere immediatamente informati.

Benché la disposizione, in apparenza, non individui espressamente i casi in cui può essere disposto il trattenimento, è evidente, stante il suo stretto collegamento funzionale con il visto di censura, che esso possa essere disposto qualora, dall’esame dei contenuti della corrispondenza, l’autorità giudiziaria ritenga che sussista una situazione di pericolo concreto per quelle esigenze di ordine e di sicurezza pubblica che costituiscono i presupposti per l’adozione della prima forma di controllo.