VADE RETRO SATANA: dirlo al Sindaco può essere diffamazione

La Cassazione civile si occupa del risarcimento danni richiesto dal sindaco di un Comune verso il quale era stato affisso un cartello a lutto contenente l’espressione “Vade retro satana”.

Un cittadino ha affisso manifesti, listati a lutto nei quali contestava aspramente l’operato dell’amministrazione comunale con riferimento alla situazione del cimitero.

vade retro satana

La vicenda affrontata dalla Cassazione Civile con la sentenza n. 11767 del 2022

Un cittadino ha affisso dei manifesti di critica all’amministrazione comunale del seguente contenuto

Un sindaco che non ha nessun rispetto per i defunti è una persona che non merita il rispetto della cittadinanza. I defunti […] vengono tumulati in loculi di fortuna, ricavati abusivamente nei sottoscala delle cappelle cimiteriali. Inadeguati, malfatti, umidi e soggetti ad allagamenti nelle giornate piovose, suscitando l’ira anche di coloro che, chiamati a Dio, dovrebbero “riposare in pace”. Questa è un’amministrazione comunale che, con la colposa complicità di una classe dirigente incapace e indolente, ha trasformato un luogo sacro in una landa incolta, disordinata e mal curata. Questa è un’amministrazione mefistofelica, tutta protesa a far sprofondare […] negli abissi più degradati del loro inferno. VADE RETRO SATANA. Per le famiglie dei defunti. I.M. “.

Il diritto di critica politica consente l’uso di toni aspri e di disapprovazione anche pungenti, purché sempre nel rispetto della continenza, da intendere come correttezza formale e non superamento dei limiti di quanto strettamente necessario al pubblico interesse (così la Cassazione con sentenza 20 gennaio 2015, n. 841).

Trascende i limiti del diritto di critica l’aggressione del contraddittore, sebbene compiuta in clima di accesa polemica, risoltasi nell’accusa di perpetrazione di veri e propri delitti o comunque di condotte infamanti, in rapporto alla dimensione personale, sociale o professionale del destinatario ( così la Cassazione con sentenza 22 marzo 2013, n. 7274).

In tema di diffamazione a mezzo stampa, l’applicabilità della scriminante rappresentata dalla continenza verbale dello scritto che si assume offensivo va esclusa allorquando vengano usati toni allusivi, insinuanti, decettivi, ricorrendo al sottinteso sapiente, agli accostamenti suggestionanti, al tono sproporzionatamente scandalizzato e sdegnato, all’artificiosa drammatizzazione con cui si riferiscono notizie neutre e alle vere e proprie insinuazioni (così la Cassazione con sentenza 29 ottobre 2019, n. 27592).

Per la Cassazione la Corte d’Appello nella sentenza impugnata non ha in alcun modo affrontato il problema della continenza.

Ha dato per scontato che conoscere la situazione del cimitero fosse una questione di interesse per la collettività che quanto si dice nel manifesto a proposito del degrado del cimitero fosse vero, ma avrebbe comunque dovuto stabilire se sussisteva o meno il requisito della continenza. Avrebbe dovuto esaminare il testo complessivo del manifesto per verificare se i toni utilizzati fossero o meno rispettosi del limite della continenza alla luce della giurisprudenza in precedenza richiamata: valutazione che, invece, è del tutto mancata.

Per tali motivi accoglie il ricorso e rinvia alla Corte d’Appello.