Immigrazione e giustizia amministrativa: immigrato impari le regole del vivere civile

Immigrazione e giustizia amministrativa: il Tar respinge il ricorso dell’immigrato che non ha assimilato le regole del paese ospitante

La Sentenza

Il Tar Liguria, con sentenza n.67 del 12/04/2022, ha bocciato il ricorso di un albanese contro la Questura e il Viminale che avevano negato il rinnovo di permesso di soggiorno in considerazione della condanna a 3 anni per episodi di cessione di stupefacenti.

Il tribunale ha ritenuto legittimo respingere l’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno nei confronti dello straniero perché “non ha interiorizzato le regole essenziali del vivere civile

Così argomenta il TAR: “Il ricorso è infondato. Infatti, la condanna per un reato in materia di stupefacenti, anche se non definitiva, costituisce elemento ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno, ai sensi dell’art. 4 del d.lgs. n. 286/1998, senza necessità di alcuna valutazione ulteriore in merito alla pericolosità sociale dello straniero e al suo livello di integrazione nel contesto sociale italiano.

Tale automatismo preclusivo incontra un’eccezione, ai sensi dall’art. 5, comma 5, del d.lgs. n. 286/1998, solamente qualora lo straniero abbia stretti legami familiari in Italia che, ove presenti, impongono di procedere ad una valutazione comparativa tra l’interesse alla sicurezza pubblica e quello alla tutela dei rapporti familiari, tenendo conto degli indici di integrazione sociale e lavorativa, dell’esistenza di legami familiari e sociali con il Paese di origine e della durata del soggiorno nel territorio nazionale.

Nel caso in esame, detti legami sussistono in quanto il ricorrente ha documentato di risiedere in Italia con la moglie e i due figli minori.

Tuttavia, l’Amministrazione procedente ha considerato la situazione familiare dell’interessato e gli anni di permanenza sul territorio nazionale, ritenendo che tali elementi fossero recessivi in quanto non hanno influito sull’interiorizzazione delle regole essenziali del vivere civile che sono state violate mediante la commissione di reati di rilevante gravità.

Tale valutazione non può considerarsi manifestamente illogica o arbitraria ove si consideri che lo straniero è stato condannato per sedici episodi di cessione di stupefacenti avvenuti nell’arco di un anno.

Inoltre, l’Amministrazione ha evidenziato che tutto il nucleo familiare possiede la stessa cittadinanza e, pertanto, può rientrare nel Paese di origine senza rischi di divisione.

In definitiva, sono stati considerati tutti gli elementi rilevanti ai fini della richiesta valutazione comparativa e, sulla base di una motivazione non implausibile, si è ritenuto che nella fattispecie prevalesse l’esigenza di allontanare uno straniero pericoloso, sicché non sussistono i vizi di carenza di motivazione e di illogicità denunciati dal ricorrente. Per le considerazioni che precedono il ricorso deve essere respinto.”