Se il marito scompare la moglie può essere risarcita?

Risarcimento per la moglie di un uomo malato scappato e scomparso dalla struttura riabilitativa? la decisione della Cassazione

 

Nel 2011 un uomo, affetto dal Morbo di Parkinson veniva ricoverato dalla moglie presso una struttura sanitaria veneziana per intraprendere un percorso di cure finalizzate al ripristino della funzione motoria.

 

Tuttavia veniva constatato dalla moglie che paziente era scomparso improvvisamente dal luogo ove era ricoverato, senza che a nessuno risultasse alcuna comunicazione a riguardo da parte dell’uomo, né circa l’intenzione di allontanarsi né di un malessere e dopo anni di ricerca non era stato mai ritrovato.

La donna aveva pertanto denunciato il nosocomio adducendo una responsabilità contrattuale della struttura medica.

Un risarcimento per la moglie del marito scomparso?

Il Tribunale territoriale di primo grado aveva rigettato la domanda della ricorrente e la medesima risposta veniva data dalla Corte d’Appello di Milano.

Le Corti ritenevano che non si trattasse di responsabilità di tipo contrattuale, ma al contrario extracontrattuale, in quanto la moglie era estranea al contratto di ospedalizzazione stipulato dal marito mentre la richiesta di risarcimento avanzata era azionata da lei stessa.

Pertanto la signora, proponeva ricorso per Cassazione lamentando ben sei motivi.

La Cassazione

Respinta l’ipotesi di una presunta condotta colposa omissiva  della struttura. Mancherebbero infatti le prove dell’omessa sorveglianza da parte della struttura che ospitava il marito che inoltre non era mai stato dichiarato infermo di mente o incapace di intendere e volere e pertanto capace di intendere e di volere, considerando il suo allontanato come volontario.

Gli Ermellini ricordano che si può già rinvenire precedente pronuncia giurisprudenziale che prevedeva che: “nell’ambito delle prestazioni sanitarie il perimetro del contratto con efficacia protettiva dei terzi deve essere circoscritto alle relazioni contrattuali intercorse fra la gestante e la struttura sanitaria (o il professionista) che ne segua la gestazione e il parto” (sentenza Cassazione n. 6914/2012).

Conclusioni

Si ribadisce quindi che non si possa in alcun modo configurare una responsabilità contrattuale nei confronti della ricorrente, in particolare in base alle argomentazioni fornite per dimostrare il pregiudizio subito e il nesso causale fra il fatto colposo e il danno.

Pertanto la Corte di Cassazione rigetta il ricorso.