Reverse charge: a chi spetta l’ onere di versare l’iva

La Cassazione si occupa della questione relativa all’onere di versare ed integrare l’Iva nell’ambito del reverse charge con la sentenza Cassazione civile 15 marzo 2022, n. 8283.

Al fine di giungere ad una conclusione sul punto occorre esaminare le caratteristiche del regime dell’inversione contabile o reverse charge (cd. autofatturazione) distinguere tra violazioni sostanziali, formali e meramente formali, considerare la specificità della disciplina sanzionatoria in materia di autofatturazione.

Reverse charge : di che cosa si tratta

Nel sistema ordinario dell’Iva, infatti, il prestatore-cedente applica l’aliquota in fattura che addebita al committente-cessionario e poi versa la somma all’erario, mentre il secondo, che ha ricevuto la fattura e pagato l’Iva al primo, matura un corrispondente diritto di detrazione verso lo Stato.

Tale modalità è derogata in alcuni casi, per i quali l’ordinamento interno e unionale ha previsto il diverso sistema del reverse charge (o inversione contabile).

L’istituto è regolato dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 17 (commi 5 e 6) e assolve allo scopo di permettere l’ingresso nel sistema contabile delle operazioni rilevanti ai fini Iva in Italia realizzate da imprese non residenti (in ispecie, per operazioni intracomunitarie come quelle alla base della vicenda in giudizio) (cd. reverse charge esterno).

Accanto a questa finalità si è valutato il modello in questione come risposta alle esigenze di contrasto alle frodi perché idoneo ad evitare un incontrollato (ed abusivo) esercizio del diritto di detrazione.

Il meccanismo sposta sul cessionario l’onere di versare l’Iva: in particolare, chi effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi non espone l’Iva in fattura e non è debitore verso l’erario, mentre chi riceve la fattura emessa in regime di reverse charge, è tenuto ad integrarla con l’Iva dovuta e a provvedere alla relativa annotazione nel registro delle vendite.

Per consentire, poi, il sorgere e l’esercizio del diritto di detrazione la norma prevede, quale modalità tecnica integrativa, l’annotazione della stessa operazione nel registro degli acquisti, così da riequilibrare il sistema in coerenza con i principi di neutralità.

Il regime del reverse charge sposta sui destinatari della fattura, ossia sui committenti/cessionari (che diventano soggetti passivi dell’imposta) l’onere di pagare l’Iva sull’operazione e, attraverso un meccanismo contabile (di doppia registrazione), riconosce agli stessi il diritto di detrazione per un pari importo.

Violazioni formali e sostanziali

Ai fini della concreta distinzione  tra violazioni formali e violazioni meramente formali la valutazione “deve essere eseguita alla stregua dell’idoneità ex ante della condotta a recare il detto pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo, previo inquadramento della condotta stessa nel paradigma normativo di riferimento”  e, dunque, deve essere operato un giudizio in astratto che pone in relazione il bene giuridico tutelato e la fattispecie giuridica alla quale va ricondotta la specifica trasgressione.

Viceversa, per distinguere tra violazioni formali e sostanziali “è necessario accertare in concreto se la condotta abbia cagionato un danno erariale, incidendo sulla determinazione della base imponibile, dell’imposta o del versamento del tributo“.

La Cassazione infine esprime il principio di diritto per cui, congiuntamente, l’autofattura e il documento ricevuto dal committente, debitamente integrato, debbano essere annotati dal committente stesso sul registro delle fatture emesse ovvero in quello dei corrispettivi ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 23 e 24 d.P.R. n. 633/1972, mentre, ai fini della successiva e legittima detrazione, sì da assicurare il bilanciamento di cui sopra delle operazioni sottese, rileva la sola annotazione sul registro degli acquisti ex art. 25 della medesima norma.