Non c’è diffamazione sui social se l’offesa è conto l’utente on line

La Cassazione ha chiarito quali siano i presupposti per la configurabilità del reato di diffamazione sui social nel caso di utenti on line

Con la sentenza n. 44662/2021 la Suprema Corte di Cassazione chiarisce la differenza tra la diffamazione e l’ingiuria, oggi depenalizzata, in caso di offese tra utenti on line.

Il reato di ingiuria, originariamente previsto dall’art. 594 del codice penale, oggi depenalizzato, puniva “chiunque  offende l’onore o il decoro di una persona presente” mentre il successivo art. 595 del codice penale punisce “chiunque […]comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione“.

Secondo la Suprema Corte, in casi di condotte offensive sui social da parte di più utenti contemporaneamente on line, non può configurarsi il reato di diffamazione laddove la comunicazione raggiunga esclusivamente l’interessato.

Di contro, quando la comunicazione è visibile anche da più persone oltre all’interessato, si integra il reato di diffamazione.

La circostanza secondo la quale il reato di ingiuria sia stato depenalizzato non significa che non sia possibile richiedere il risarcimento del danno per le offese ricevute. Difatti, il danneggiato potrà richiedere il ristoro del pregiudizio subito in sede civile.

Per quanto concerne invece il reato di diffamazione nel caso di comunicazione verso più utenti contemporaneamente, il soggetto offesso dalle espressioni sconvenienti potrà essere tutelato sia in sede penale che in sede civile.