Violazione di sigilli: cosa accade se rimuovo i sigilli di un bene sequestrato

Violazione di sigilli: è un reato previsto dall’art. 349 codice penale e punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni

violazione dei sigilli

La norma

Sarà capitato a tutti di vedere delle strisce bianche e rosse apposte ad un cantiere, oppure a circondare un’area in cui è avvenuto un sinistro, oppure ancora di leggere su una porta il cartello “locale sottoposto a sequestro da parte dell’autorità giudiziaria”.

Che cosa accade se si rimuovono tali segni?

La risposta è dettata dall’articolo 349 c.p.

Dispone l’articolo 349 del codice penale: Chiunque viola i sigilli, per disposizione della legge o per ordine dell’Autorità apposti al fine di assicurare la conservazione o la identità di una cosa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032.

Se il colpevole è colui che ha in custodia la cosa, la pena è della reclusione da tre a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 3.098.

Rimuovere i sigilli apposti ad un bene sequestrato costituisce quindi reato in quanto solamente l’autorità giudiziaria può disporre ed autorizzare la loro rimozione.

La Cassazione sulla violazione dei sigilli

Con la recente pronuncia n. 8799 del 4 marzo 2021 (ud. 16 dicembre 2020), la Suprema Corte di Cassazione sez. III Penale ha ampliato l’applicazione del reato ad altre fattispecie, stabilendo che:

– il reato di violazione di sigilli è configurabile anche nel caso in cui i sigilli siano stati apposti esclusivamente per impedire l’uso illegittimo della cosa, perché questa finalità deve ritenersi compresa in quella, menzionata nell’art. 349 cod. pen., di assicurare la conservazione o la identità della cosa, senza che tale interpretazione possa dirsi frutto di interpretazione analogica in malam partem;

– il reato di violazione di sigilli ha natura istantanea e si perfeziona sia con la materiale rimozione dei sigilli, sia con qualsiasi condotta idonea a frustrare il vincolo di immodificabilità imposto sul bene per disposizione di legge o per ordine dell’autorità, tanto che lo stato di flagranza per tale reato può essere ritenuto sussistente con riferimento non solo al momento della materiale rottura dei sigilli, ma anche a quello in cui l’indagato si sia introdotto o stia facendo uso dell’immobile in violazione del vincolo di indisponibilità sullo stesso.