Unione civile tra persone dello stesso sesso: no alla reversibilità

La Cassazione affronta il tema della configurabilità del diritto alla pensione di reversibilità in favore del partner superstite di una unione civile tra persone dello stesso sesso.

unione civile

Diritto alla pensione di reversibilità superstite stesso sesso

La Cassazione civile con sentenza n. 8241 del 2022 ha affrontato la questione relativa alla configurabilità del diritto alla pensione di reversibilità a favore del partner di una relazione affettiva stabile e di lunga durata con persona dello stesso sesso, svoltasi e conclusasi, a causa del decesso dell’altro partner, prima dell’entrata in vigore della legge (l. 76/2016) che ha regolamentato le unioni civili tra persone dello stesso sesso.

La giurisprudenza della Corte ha stabilito che la pensione di reversibilità non può essere riconosciuta, nella vigenza della disciplina antecedente alla data di entrata in vigore della legge che ha introdotto nel nostro ordinamento l’istituto della “unione civile” tra persone dello stesso sesso, a favore di superstite già legato da stabile convivenza con persona dello stesso sesso poi deceduta.

Ciò in base al principio di irretroattività .

Per lo stesso motivo si è escluso il diritto alla reversibilità della pensione di inabilità a favore del convivente more-uxorio in una unione eterosessuale.

Si può parlare di discriminazione?

La ricorrente lamentava la discriminazione conseguente al riconoscimento della pensione di reversibilità ai soli coniugi superstiti e non alle persone dello stesso sesso unite in relazioni stabili e durature, del tutto comparabili alle relazioni tra i coniugi.

La giurisprudenza da tempo ha affermato che le persone dello stesso sesso conviventi in stabile relazione di fatto sono titolari del diritto alla “vita familiare” ex art. 8 della Cedu; pertanto, nell’esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente la condizione di coppia, esse possono adire il giudice per rivendicare un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alle coppie coniugate “in specifiche situazioni”.

La Cassazione , prima dell’intervento del legislatore del 2016, ha ritenuto legittima la mancata estensione del regime matrimoniale alle unioni omoaffettive, che non rientrano tra le ipotesi legislative di unione coniugale.

La legge del 2016

Il legislatore nel 2016 ha colmato la lacuna presente nell’ordinamento riconoscendo piena tutela alle coppie omoaffettive che siano parti della “unione civile” – che si costituisce attraverso una dichiarazione effettuata davanti all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni – alle quali è esteso il diritto ai trattamenti previdenziali.

Nessuna violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare sussiste se lo Stato non riconosce la pensione di reversibilità al partner di una coppia dello stesso sesso in una situazione come quella esaminata.

La Corte ha chiarito che l’art. 8 Cedu, nell’ambito della tutela della vita privata e familiare, non assicura il diritto di beneficiare di uno specifico regime di previdenza sociale, come il diritto alla pensione di reversibilità.

E quindi, ha escluso una violazione del principio di non discriminazione in base all’orientamento sessuale, atteso che il partner che rivendicava la pensione non si trovava nella stessa situazione del coniuge e il diniego di riconoscimento della pensione era basato unicamente sul fatto che la coppia non era sposata, circostanza che costituiva una condizione per ottenere la pensione di reversibilità.