Fecondazione all’estero: si può registrare la madre “intenzionale”?

Fecondazione eterologa all’estero: legittimo in Italia annotare la madre “intenzionale” rispetto alla naturale?

Cosa accade se una coppia che proceduto ad una tecnica di filiazione eterologa all’estero vuole procedere all’annotazione della filiazione? Sono ancora tutt’oggi controversi gli sviluppi che derivano dal ricorso a tali pratiche, soprattutto all’estero sebbene sia ad oggi intervenuta aggiornata normativa così pure copiosa giurisprudenza.

Chi è la madre legittima?

Un caso di recente discussione avveniva in merito alla avvenuta annotazione presso l’Ufficiale dello Stato civile sull’atto di nascita di un minore, il quale, venuto alla luce a seguito di una procedura di procreazione medialmente assistita di tipo eterologo eseguita all’estero veniva registrato al suddetto ufficio con annotazione dei genitori, ritenuti la madre partoriente e la di lei compagna, per dichiarazione di quest’ultima di riconoscimento di filiazione naturale. La Corte di merito, pur ritenendo illecita, ai sensi dell’art. 5, l. n. 40/2004, riteneva che dovesse procedersi ad un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 8, l. n. 40,  che postula che i nati a seguito dell’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno comunque lo status di figli della coppia che abbia fatto ricorso alle terapie stesse, atteso che la nascita sia frutto di un progetto procreativo progettato e condiviso dalla coppia. Richiamandosi Viene basato sulla pronuncia della Corte Costituzionale n. 32/2021, il princpio emesso che non esiste più un unico modello di filiazione e che al concetto di genitorialità biologica deve affiancarsi quello di genitorialità legale, facendo riferimento alla progettualità di base nutrita dalle intenzioni e la volontà di divenire genitori. Avverso la sentenza della Corte territoriale viene proposto ricorso per cassazione da parte del Procuratore generale presso la sede del gravame, sulla base di un solo motivo. Resistono in giudizio il Ministero dell’Interno unitamente alla madre “intenzionale”. Il Procuratore generale, ricorrente principale, evidenzia come sia fondamentalmente l’ostacolo normativo costituito dall’art. 5, l. n. 40/2004 , spiegando così che Corte di merito, nel ritenere consentita la genitorialità intenzionale omosessuale non ha considerato il divieto della PMA imposto alle coppie omosessuali.

Conclusioni

Pertanto la Corte di legittimità non conferma così la domanda di rettificazione dell’atto di nascita di un minore nato in Italia, mediante l’inserimento del nome della madre intenzionale accanto a quello della madre biologica, sebbene la prima avesse in precedenza prestato il proprio consenso alla pratica della PMA eseguita all’estero, poiché nell’ordinamento italiano vige, per le persone dello stesso sesso, il divieto di ricorso a tale tecnica riproduttiva. Gli Ermellini, con l’ordinanza n. 7413/2022, non approvano la conformità dell’art. 8, l. n. 40/2004 alla fattispecie, pertanto cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di Appello di Cagliari in diversa composizione.