Delibazione della sentenza ecclesiastica: devo pagare l’assegno divorzile?

Se il divorzio è già stato statuito da un provvedimento del giudice che è definitivo ma ancora c’è in corso un giudizio per l’assegno divorzile la sentenza di nullità ecclesiastica può cambiare le cose?

E’ ricorrente parlare di questioni economiche quando è in corso una causa per la separazione personale dei coniugi oppure per la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Proprio a proposito di ciò, in diverse situazioni negli ultimi anni si è dibattuto molto, anche in giurisprudenza, dell’efficacia delle sentenze di nullità matrimoniale canonica, qualora  i nubendi abbiano deciso di contrarre matrimonio concordatario (quindi con effetti sia nell’ordinamento civile italiano sia in quello canonico per la Chiesa Cattolica). Come già discusso in precedenti articoli infatti, l’autorità ecclesiastica che si può adire al fine di vedere sciolto il proprio matrimonio religioso, è presso il Tribunale Ecclesiastico di competenza ( segue le ratio della competenza vedi Cosa si intende per matrimonio concordatario e chi può farlo). Il provvedimento che si otterrà potrà essere positivo alla nullità accusata oppure negativo.

La sentenza Ecclesiastica di nullità può far cessare l’obbligo all’assegno divorzile?

In tema di divorzio è interessante analizzare un recente sviluppo giurisprudenziale dell’ordinameneto Civile, secondo il quale,  il riconoscimento dell’efficacia della sentenza ecclesiastica suddetta (delibazione), intervenuto dopo il passaggio in giudicato della pronuncia di cessazione degli effetti civili ma prima che sia divenuta definitiva la decisione in ordine alle relative conseguenze economiche, non comporta la cessazione della materia del contendere nel giudizio civile avente ad oggetto lo scioglimento del vincolo coniugale, il quale può dunque proseguire ai fini dell’accertamento della spettanza e della liquidazione dell’assegno divorzile.

Anche se il divorzio è definitivo la sentenza Ecclesiastica può valere

Le Sezioni Unite con la sentenza n. 9004/2021, proprio a tal proposito, hanno precisato che “non merita poi consenso l’osservazione secondo cui riconoscere al giudicato di divorzio una portata preclusiva dell’efficacia della dichiarazione di nullità, a seguito dell’intervenuta delibazione della sentenza ecclesiastica, significherebbe far riemergere la tesi, già respinta da questa Corte, secondo cui la pronuncia di cessazione degli effetti civili comporta la formazione di un giudicato implicito in ordine alla validità del matrimonio: la preclusione in esame non impedisce infatti alla sentenza di nullità di spiegare i propri effetti ad altri fini, ad esempio ai fini della validità di un secondo matrimonio eventualmente contratto, in violazione dell’art. 86 cod. civ., anteriormente allo scioglimento del primo”.

Conclusioni

Si tratta del caso in cui, definita la cessazione degli effetti civili del matrimonio con sentenza passata in giudicato, sia pendente una seconda riguardante lo scioglimento dello stesso che tiene vive tutte le conseguenti decisioni sulle spettanze economiche.