Se l’intervento non riesce il medico deve risarcirmi sempre?

Un intervento chirurgico va male e non da il risultato o peggio aggrava la situazione di partenza. Chi paga?

Ancora una volta parliamo di responsabilità medica ed in particolare di responsabilità in relazione ad un intervento chirurgico non riuscito secondo l’aspettativa. Può anche accadere, per via della delicatezza dell’intervento stesso, che non solo non si raggiunga l’obbiettivo prefissato, ma che addirittura possa riscontrarsi un peggioramento del quadro clinico del paziente a seguito dell’esecuzione da parte dell’equipe operante.

L’intervento va male: chi paga?

E’ quanto verificatosi nel caso di una paziente pediatrica, che a seguito di una displasia all’anca, successivamente all’esecuzione del percorso terapeutico, si sottoponeva, prestato consenso dei genitori, ad un delicato e complicato intervento chirurgico. Tuttavia l’esito dello stesso non solo non si rivelava risolutivo ma addirittura aggravava la situazione.

I genitori si rivolgevano al Tribunale territoriale, che accoglieva la domanda degli stessi condannando la Asp e il medico che ha prescritto la terapia con mutandina rigida, ritenendo la prima responsabile per colpa contrattuale dovuta alla mancanza di una organizzazione utile allo svolgimento dell’intervento chirurgico e il secondo per colpa professionale. Entrambi i soccombenti appellavano così la sentenza. La Corte d’Appello accoglieva il ricorso del medico ritenendo inammissibile per tardività invece quello della Asp, respingendo così le richieste risarcitorie dei genitori.
A questo punto i genitori si rivolgevano alla Cassazione avversando la sentenza della Corte di appello in particolare per quanto riguarda il giudizio di colpa lieve del medico, a cui sarebbe giunta per una errata interpretazione della CTU. Per i ricorrenti infatti, se il CTU ha chiarito che in caso di diagnosi precoce l’intervento che segue è risolutivo del problema da cui era affetta la figlia nel 96%. Lamentavano pertanto la conclusione sulla colpa del medico che a loro avviso doveva essere “grave” e non lieve.

La responsabilità del medico

La Suprema Corte respinge il ricorso spigando che: “Premessa, ovviamente, la nota regola di questa Corte in tema di colpa lieve: vale ad escludere responsabilità quando l’intervento medico sia di particolare difficoltà e solo ove si tratti di imperizia, non già di negligenza o imprudenza, casi questi ultimi in cui anche la colpa lieve è fondamento di responsabilità (…) la colpa è lieve non quando la patologia sia grave, ma quando la sua cura sia difficile. E’ la difficoltà di intervento che rende la colpa meno grave, giudicabile con minor rigore. L’accertamento della gravità della colpa, dunque avrebbe dovuto svolgersi con riferimento alla difficoltà dell’intervento piuttosto che con riferimento alla gravità della patologia.”. Insomma per gli Ermellini se l’intervento è di complessità rilevante la colpa per la non riuscita è solo “lieve”.