Giornalisti e contratto di lavoro: si tratta di lavoro autonomo

Il giornalista, per essere inquadrato come lavoratore subordinato, deve svolgere la propria opera professionale con continuità

Con la sentenza del 9 aprile 2019 n. 9866 la Corte di Cassazione è tornata su tema della subordinazione nel rapporto di lavoro giornalistico.

La Suprema Corte, nel caso sottopostogli, ha dichiarato la non configurabilità della natura subordinata di quattro rapporti di lavoro giornalistico e conseguentemente l’esclusione di relativi contributi previdenziali dovuti all’ente previdenziale di settore INPGI.

Con la pronuncia indicata è stato negata efficacia probante al contenuto del verbale ispettivo dell’ INPGI nel quale si rinvenivano le figure previste dal contratto di lavoro giornalistico, all’articolo 1, con riferimento alla figura del redattore ordinario per un giornalista ed all’articolo 2 Cnlg con riferimento alle figure dei collaboratori fissi per quanto riguarda gli altri professionisti o pubblicisti oggetto dell’accertamento ispettivo.

L’Inpgi ha l’onere di provare la sussistenza di un vincolo di permanente disponibilità

La Corte ha affermato che è l’attore, cioè colui che esercita una pretesa, a provare il proprio assunto (vale a dire la natura subordinata dei rapporti di lavoro). Ha ritenuto che tale prova non fosse desumibile dai verbali ispettivi né dalle dichiarazioni rese da terzi nei quali non era stato indicato alcun “fatto” o mansioni effettivamente svolte dai lavoratori ai fini dell’inquadramento spettantegli secondo la disciplina collettiva ed in particolare circa la sussistenza di un vincolo di permanente disponibilità.

La Corte ha rilevato, inoltre, che i giornalisti oggetto del verbale ispettivo oltre ad inviare notizie alla redazione chiamata in causa, tra l’altro non quotidianamente, facevano lo stesso anche in favore di altre testate e comunque non avevano obblighi di presenza né assicuravano piena disponibilità.

Nel caso di specie, la prestazione resa dalle sig.re Bellagamba e Degl’Innocenti, sono di carattere autonomo poiché non permeate dal vincolo di dipendenza dell’organizzazione societaria.

Ma ciò semplicemente perché non sussiste una organizzazione societaria, se non quella relativa all’amministrazione che effettua i normali adempimenti di una qualsivoglia società: rapporti con clienti e fornitori, marketing, contabilità, rapporti con professionisti dell’area legale e commerciale, addetti ai pagamenti.

Per la costante giurisprudenza della Corte di legittimità (cfr. fra le precedenti Cass. nn. 833 del 2001, 4797 del 2004, 11065 del 2014 e da ultimo 8144 del 2017): “il carattere subordinato della prestazione del giornalista presuppone la messa a disposizione delle energie lavorative dello stesso per fornire con continuità ai lettori della testata un flusso di notizie in una specifica e predeterminata area dell’informazione, di cui assume la responsabilità, attraverso la redazione sistematica di articoli o con la tenuta di rubriche, con conseguente affidamento dell’impresa giornalistica, che si assicura così la copertura di detta area informativa, contando per il perseguimento degli obbiettivi editoriali sulla disponibilità del lavoratore anche nell’intervallo tra una prestazione e l’altra, ciò che rende la sua prestazione organizzabile in modo strutturale dalla direzione aziendale.

La medesima Corte ha altresì ribadito come: “costituisce attività giornalistica la prestazione di lavoro intellettuale diretta alla raccolta, commento ed elaborazione di notizie volte a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione, ponendosi il giornalista quale mediatore intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso, con il compito di acquisire la conoscenza dell’evento, valutarne la rilevanza in relazione ai destinatari e confezionare il messaggio con apporto soggettivo e creativo. Assume inoltre rilievo, a tal fine, la continuità o periodicità del servizio, del programma o della testata nel cui ambito il lavoro è utilizzato, nonché l’inserimento continuativo del lavoratore nell’organizzazione dell’impresa”.