Responsabilità del notaio: il cliente deve provare il danno

 

La Suprema Corte di Cassazione, con ordinanza del 1° febbraio 2022 n. 3039, è tornata ad occuparsi delle responsabilità in capo al notaio rogante, in caso di errore nella redazione di un atto.

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, un notaio veniva convenuto in giudizio al fine di accertare la propria responsabilità nella redazione una compravendita relativa ad interi beni e non singole quote.

Da ciò ne era scaturito un aggravamento nel successivo svolgimento nel giudizio di scioglimento della comunione ereditaria relativo anche a tali beni.

Il cliente, nel corso del giudizio di responsabilità nei confronti del professionista, non ha però provato il danno concreto che sarebbe stato arrecato dal comportamento di quest’ultimo, adducendo genericamente la difficoltà probatoria all’interno del separato giudizio di scioglimento della comunione ereditaria.

Ebbene, secondo gli Ermellini, “il cliente non può far valere in giudizio la responsabilità professionale del notaio senza mai deudrre quale pregiudizio sarebbe in concreto conseguito alle prospettate responsabilità. E’ infatti inammissibile il ricorso con il quale non si censurarno tutte le ragioni giuridicamente sufficienti a sorreggere la decisione“.

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La decisione sopra enunciata non fa che confermare l’orientamento stratificatosi nel corso degli anni da parte della giurisprudenza di merito, teso sempre ad escludere la responsabilità notarile in caso di prova concreta del pregiudizio arrecato.

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A tal proposito, si sottolinea una interessante decisione del Tribunale di Treviso resa in data 28 giugno 2013, con la quale il giudice ha statuito che “la responsabilità del notaio che ha violato l’onere di diligenza cui è tenuto in ragione dell’art. 1176 c.c., comma 2, può essere fatta valere se e nei limiti in cui un danno si sia effettivamente verificato, occorrendo a tale scopo valutare se il cliente avrebbe potuto conseguire, con ragionevole certezza, una situazione economicamente più vantaggiosa, nel caso in cui il professionista avesse diligentemente adempiuto la prestazione.