Quando si deve accettare l’eredità e cosa può succedere

Accettazione dell’eredità e actio interrogatoria: a cosa servono e che effetti giuridici producono

L’art. 480 del Codice Civile postula che il diritto all’accettare l’eredità deve essere esercitato entro dieci anni dalla morte del de cuius altrimenti si estingue per prescrizione.

Accettazione dell’eredità

Si tratta di un lasso di tempo piuttosto lungo e per questo motivo la legge prevede nel successivo art. 481 che “Chiunque vi ha interesse può chiedere che l’autorità giudiziaria fissi un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinunzia all’eredità. Trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare”.

Come abbreviare il lasso di tempo

La norma mette a disposizione di determinate categorie di soggetti la possibilità di esperire l’actio interrogatoria per chiedere al giudice la fissazione di un termine entro il quale il chiamato dovrà rendere la dichiarazione di accettazione (ex art. 475) o rinuncia (ex art. 519).

Actio interrogatoria per l’eredità

Il decorso del termine fissato in sede di actio interrogatoria, senza che vi sia stata una accettazione,  determina il venir meno del diritto di accettare. Ricorrenti orientamenti giurisprudenziali concordano nel ritenere quello dell’art. 481 costituisca un termine di decadenza e non sia assimilabile ad una rinuncia, sia pure presunta o tacita: una ricostruzione in senso contrario non comporterebbe l’estinzione della delazione e del diritto di accettare, anzi, consentirebbe la revoca ex art. 525, che non può, invece, trovare spazio.

Nè può parlarsi di prescrizione anziché decadenza dal momento che nella prima rileva l’inerzia perdurante del titolare del diritto in dato periodo di tempo più o meno lungo, con la decadenza ciò che rileva è il mero scorrere di un breve lasso di tempo e l’effetto estintivo viene ricollegato al mancato compimento di un’attività entro tale termine.

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Precisazioni

Parlare di decadenza e non di rinuncia, né di prescrizione comporta anche la non applicabilità delle norme relative all’interruzione e alla sospensione della prescrizione. L’actio interrogatoria serve a  di garantire una maggiore certezza dei rapporti giuridici e la sua funzione è proprio quella di riuscire ad abbreviare, qualora i legittimati vi abbiano interesse, il termine decennale di prescrizione ex art. 480, che comporterebbe in alcuni scenari giuridici una situazione di incertezza troppo estesa nel tempo. Accettando questo presupposto se ne deve dedurre che non può essere proposta actio interrogatoria innanzitutto quando il termine decennale sia ormai decorso né nei confronti del chiamato in possesso dei beni dell’eredità (ma fatta eccezione del minore e dell’incapace) nei confronti del quale operano i meccanismi e i termini postulati dall’articolo 485 del Codice Civile.