La scelta del marito di lavorare lontano da dritto all’assegno divorzile

Se il marito ha lavorato lontano da casa, si presume che la moglie che si è dedicata alla famiglia abbia condiviso la decisione con il marito

assegno

Secondo la Corte di Cassazione la scelta, così condivisa, legittima a fronte della rottura coniugale, il riconoscimento dell’assegno in favore della donna.

Assegno divorzile: dovuto dal marito che lavorava lontano dalla casa coniugale

Già in Appello, i giudici riconoscono il diritto dell’ex moglie a percepire l’assegno divorzile, in forza di una posizione economicamente più debole rispetto all’ex coniuge.

Emerge quindi sia la sperequazione patrimoniale tra l’uomo e la donna, ma anche una valutazione compensativa di quanto «in costanza di coniugio la moglie si è dedicata alla cura della famiglia e, segnatamente, del figlio minore» e aggiungono che «può ritenersi che l’impegno casalingo della donna sia stato frutto di una scelta consapevole comunemente operata dai coniugi».

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Il ricorso in Cassazione veniva proposto dall’uomo che contestava che l’impegno domestico della donna derivasse da una scelta condivisa.

Funzione dell’assegno divorzile

Il dato di fatto che l’uomo abbia svolto un’occupazione lavorativa fuori casa, porta a considerare che  «la scelta della moglie di occuparsi della famiglia per tutta la durata del matrimonio» presuppone che l’equilibrio famigliare derivante, compresa la dedizione domestica della donna, sia chiara «espressione di una comune e consapevole deliberazione» dei coniugi.

Gli Ermellini sottolineano in oltre che «la deteriore condizione patrimoniale» della donna in epoca successiva al divorzio, debba rilevare ai fini del diritto all’assegno divorzile.