Bollette troppo care: società di somministrazione deve provare il consumo

In caso di bollette troppo care, in caso di contestazione dell’utente, il somministrante non potrà limitarsi a produrre la bolletta di fornitura, ma dovrà dimostrare il corretto funzionamento del contatore nonché la corrispondenza tra quanto riportato in bolletta e quanto emergente dal contatore

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Il valore probatorio delle bollette

Le bollette relative alle utenze sono idonee, in linea di principio, a dimostrare l’entità dei consumi, se non sorgano contestazioni da parte dell’utente.

Nel caso sorgano contestazioni, invece, l’onere della prova spetta alla società erogatrice del servizio, essendo questa in possesso di tutti i documenti e gli atti necessari a dar contezza dei consumi dell’utente.

La società di somministrazione non si potrà limitare a produrre le bollette di fornitura ( trattandosi di atto unilaterale di natura meramente contabile), ma dovrà dimostrare il corretto funzionamento del contatore e la corrispondenza tra i consumi registrati e quelli riportati in bolletta.

La giurisprudenza sul punto

La giurisprudenza sia di merito che di legittimità si è espressa nei termini che seguono sulla questione della valenza probatoria delle bollette e l’onere della prova in caso di contestazione.

In particolare, di recente, la Cassazione civile con sentenza n. 34701 del 2021 ha ribadito quanto già espresso in precedenza e cioè che la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità.

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L’onere della prova

In caso di contestazione, grava sul somministrante, anche se convenuto in giudizio con azione di accertamento negativo del credito, l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante.

Il fruitore del servizio deve dimostrare che l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo e che non avrebbe potuto evitare con un’attenta custodia dell’impianto, ovvero di aver diligentemente vigilato affinché eventuali intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del misuratore o determinare un incremento dei consumi.

In tema di somministrazione con registrazione del consumo mediante l’impiego di apparecchiature meccaniche o elettroniche, in forza del principio di vicinanza della prova, spetta all’utente contestare il malfunzionamento del contatore – richiedendone la verifica – e dimostrare l’entità dei consumi effettuati nel periodo (avuto riguardo al dato statistico di consumo normalmente rilevato in precedenti bollette e corrispondente agli ordinari impieghi del bene somministrato).

Incombe, invece, sul gestore l’onere di provare che lo strumento di misurazione regolarmente funzionante e, in questo caso, l’utente è tenuto a dimostrare che l’eccessività dei consumi è imputabile a terzi e, altresì, che l’impiego abusivo non è stato agevolato da sue condotte negligenti nell’adozione di misure di controllo idonee ad impedire altrui condotte illecite.