Legittima difesa: no il morso all’orecchio dopo la spranga di ferro

La reazione all’aggressione con la spranga di ferro consistita in un morso all’orecchio non configura la legittima difesa né l’eccesso colposo di difesa

Legittima difesa o eccesso colposo?

La difesa dell’imputato ha tentato di sostenere che l’unica reazione difensiva adeguata, per il ricorrente a mani nude, è stato l’inevitabile contatto fisico con l’aggressore.

Ciò nell’unico intento di disarmarlo della sbarra di ferro con la quale lo aveva già ripetutamente colpito in testa, e ciò potendo solo utilizzare le mani o anche morsi per farlo desistere, non avendo alcun altro mezzo a disposizione.

Pertanto per la difesa non vi sarebbe volontarietà, essendo i morsi solo mezzi fortuiti istintivi di chi, a mani nude, cerca in ogni modo di difendersi dall’aggressore armato di una sbarra metallica.

La sentenza della Cassazione penale n. 4857 del 2022

Nel caso esaminato, la condotta incriminata è consistita nella estirpazione radicale della parte esterna dell’orecchio, per realizzare la quale la persona offesa doveva necessariamente essere posta nell’impossibilità di muoversi per un determinato lasso di tempo.

In tale lasso di tempo il ricorrente avrebbe ben potuto attuare una condotta diversa, meno efferata, semplicemente finalizzata a disarmare, o comunque a neutralizzare l’avversario.

L’imputato avrebbe potuto, una volta immobilizzato l’aggressore, darsi alla fuga, invece di cimentarsi in quella cruenta ed efferata condotta lesiva, che esorbita evidentemente dalla mera volontà di neutralizzare la persona offesa, scegliendo consapevolmente ed intenzionalmente di compiere un atto gravemente lesivo, consistito nell’ablazione dell’orecchio, per imprimergli un marchio visibile ed indelebile.

Per i Giudici dunque la condotta lesiva posta in essere ha travalicato i limiti della mera reazione difensiva, non soltanto per la sproporzione della difesa, ma anche per l’assenza del requisito della inevitabilità altrimenti del pericolo.

Pertanto risulta esclusa la configurabilità della causa di giustificazione di cui all’art. 52 c.p., e, di conseguenza, la stessa configurabilità dell’eccesso colposo di cui all’art. 55 c.p..

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La motivazione della Cassazione

Nella fattispecie, secondo la ricostruzione dei fatti accertata dai giudici di merito, insindacabile in sede di legittimità, la reazione dell’imputato, non limitata ad una neutralizzazione, ma sfociata in una estirpazione dell’orecchio che presuppone una immobilizzazione (sia pur temporanea) dell’avversario, integra una condotta volontaria, autonomamente punibile.

Esula infatti dai confini della reazione difensiva, e rientrante nel concetto di eccesso doloso, situazione nella quale, pur sussistendo la necessità di difendersi, non ricorrono i requisiti della inevitabilità altrimenti del pericolo e della proporzione tra offesa e difesa.

Evidenzia la Cassazione la manifesta infondatezza della deduzione con cui il ricorso sostiene che il morso all’orecchio sia stato un mero atto “istintivo”, non volontario, e come tale punibile a titolo di colpa: non ricorre, invero, un atto ‘istintivo (quale potrebbe essere il protendere le braccia per evitare o attutire l’urto di una caduta), bensì una azione sorretta da un reale impulso cosciente della volontà, benché formatasi istantaneamente nell’ambito di un contesto concitato.