Lavoro usurante: deve essere risarcito? Ecco la decisione

Il lavoro senza giorni di riposo concessi è usurante? E l’usura va risarcita al lavoratore? Cosa decide la Corte di Cassazione

Due lavoratori ricorrono al giudice per lamentare la mancata fruizione del riposo spettante per responsabilità del datore di lavoro e il conseguente risarcimento del danno per usura psicofisica subita dalla sottrazione del beneficio. Il Tribunale rigetta la domanda e la Corte di Appello respinge l’impugnazione contro la decisione di primo grado.

I dipendenti ricorrono in Cassazione

I dipendenti pertanto ricorrono in Cassazione contro l’ente comunale datore, trattandosi nel caso di specie di due vigili. Presentano così le loro doglianze che si fondano su i seguenti motivi:

  • il primo verte sulla violata norma del CCNL e dell’art. 2109 c.c. perché la Corte non ha colto la ratio della domanda, ossia il risarcimento per l’usura lavorativa conseguente a sei giorni consecutivi di lavoro, senza che rilevi il riposo compensativo.
  • Il secondo riconduce il danno da stress come già presunto in presenza del mancato godimento del riposo.

Non è usurante il lavoro senza riposo

La Cassazione rigetta il ricorso ritenendolo infondato.

I ricorrenti, precisa la Corte “sovrappongono e confondono piani che, invece, vanno mantenuti distinti (ossia l’ipotesi del mancato godimento del riposo settimanale e quella, diversa, del semplice slittamento del riposo stesso in giorno non consecutivo al sesto e non domenicale).”

I giudici precisano inoltre che “la speciale disciplina dettata dall’art. 22 del CCNL 2000 compensa interamente il disagio che deriva dall’articolazione dell’orario, a condizione che risulti rispettato il limite massimo settimanale, sicché l’applicazione dell’art. 24 dello stesso contratto, che riguarda l’attività prestata in giorno festivo, resta limitata ai casi in cui si verifichi un’eccedenza rispetto al normale orario di lavoro assegnato al turnista, ossia qualora, in via eccezionale ovvero occasionale, al lavoratore venga richiesto di prestare la propria attività nella giornata di riposo settimanale che gli compete in base al turno assegnato.”

Rigetto del ricorso dei dipendenti

Si ritiene ben argomentata la decisione della Corte di Appello ha respinto la richiesta risarcitoria, alla luce della prova “dell’avvenuta corresponsione ai ricorrenti, da parte del Comune di Ercolano, della maggiorazione prevista dall’art. 22 del CCNL.”

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Sul danno da usura psico fisica si dice che “né la disciplina contrattuale applicabile alla fattispecie né le fonti normative interne e sovranazionali impongono che il godimento del riposo, che deve essere assicurato in ragione di un giorno su sette, debba anche avvenire sempre nel settimo giorno consecutivo e, pertanto, è smentita in radice la tesi dei ricorrenti, secondo cui il mancato rispetto dell’intervallo temporale sarebbe sufficiente a generare un danno da usura psico-fisica, risarcibile a prescindere da ogni allegazione e prova del danno.”. Inoltre “La risarcibilità del danno da usura psico-fisica, invece, presuppone che la prestazione nel settimo giorno sia stata resa in assenza di previsioni legittimanti ed in violazione degli artt. 36 Cost. e 2109 cod. civ., perché solo in tal caso la perdita definitiva del riposo settimanale è di per sé produttiva di danno, che può essere liquidato in via equitativa, a prescindere dalla prova del pregiudizio subito.”