Affidamento in prova: la revoca può essere “ex tunc”

Affidamento in prova: in caso di revoca la motivazione deve riguardare anche la condotta complessivamente tenuta

Affidamento in prova

Tra le varie misure alternative alla detenzione (detenzione domiciliare, semilibertà, liberazione anticipata), si ha l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Tale Istituto ha come obiettivo il reinserimento del detenuto all’interno della società ed è disciplinato nell’art. 47 e ss. L. n. 354/75.

L’affidamento in prova può essere concesso al condannato che debba espiare una pena detentiva non superiore ad anni 3, ovvero al condannato che abbia 3 anni di pena da scontare quale residuo di pena maggiore.

Consiste nella possibilità di espiare la pena definitiva, o il residuo di una maggiore pena, all’esterno del carcere.

Vengono impartite al condannato determinate prescrizioni e l’affidamento della verifica e vigilanza è attribuita ai servizi sociali per tutta la durata della misura.

L’affidamento in prova, come tutte le altre misure alternative alla detenzione, può essere revocato.

La sentenza

Recentemente, la Suprema Corte di Cassazione, sez. I penale, si è pronunciata sulla revoca della misura.

Con sentenza n. 36470 del 29/04/2021 la Corte ha stabilito che: “In tema di revoca dell’affidamento in prova al servizio sociale, ai fini della determinazione della decorrenza della stessa, il giudice deve motivare prendendo in esame non solo la gravità oggettiva e soggettiva del comportamento che ha dato luogo alla revoca, ma anche la condotta complessivamente tenuta dal condannato durante il periodo di prova trascorso e la concreta incidenza delle prescrizioni imposte a suo carico.”

LEGGI ANCHE: Misure alternative alla detenzione: cosa e quali sono

Il caso su cui si è pronunciata la Corte riguarda l’affidamento c.d. terapeutico e la Corte ha ritenuto legittima l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza che ne aveva disposto la revoca “ex tunc” nei confronti di un condannato, trovato in possesso di due chilogrammi di cocaina, in ragione sia della gravità del fatto che della sua rilevanza dimostrative della permanenza dei rapporti con la criminalità organizzata e dell’adesione meramente strumentale al programma terapeutico.