Diritto all’oblio: deindicizzazione e rimozione dell’articolo

L’esercizio del diritto all’oblio si scontra con le esigenze di non far scomparire gli archivi storici delle testate giornalistiche on line

Il diritto all’oblio non può essere legittimamente esercitato nel caso in cui la notizia, potenzialmente dannosa per il richiedente, conservi l’interesse ad essere presente in un archivio storico di una testata giornalistica on line.

Secondo il principio sancito dalla Corte di Giustizia Europea, gli archivi online degli archivi di stampa sono un bene da proteggere perché garantiscono il diritto della collettività a ricevere notizie di interesse generale, che non è attenuato dal passare del tempo.

La libertà do stampa prevale sul diritto all’oblio del singolo con riguardo alla diffusione di informazioni su procedimenti penali di interesse per la collettività, anche a distanza di anni.

Nel raggiungere il giusto bilanciamento tra i diritti in gioco i giudici nazionali devono considerare se la notizia contribuisce a un dibattito di interesse generale, la notorietà della persona, l’oggetto del reportage, il comportamento precedente dell’interessato, il contenuto, la forma e le ripercussioni della pubblicazione e, all’occorrenza, anche le modalità con le quali sono state acquisite eventuali fotografie.

Spetta sempre al giornalista scegliere le modalità di divulgazione della notizia nel rispetto delle regole deontologiche.

Anche la Suprema Corte di Cassazione sembra aver recepito il principio di diritto più volte esplicato dalla Corte di Giustizia. Difatti, recentemente ha statuito che “la presenza nell‘archivio storico on line di un quotidiano, di articoli di cronaca giudiziaria pubblicati anni prima nell’edizione cartacea dello stesso giornale, riguardanti fatti penalmente rilevanti riferiti all’attività imprenditoriale di un primario centro di imputazione di interessi economici rilevanti per la collettività, facente capo ad una persona nelle more deceduta, è giustificata dalla permanenza dell’interesse della collettività, ed in particolare del mondo economico, di “fare memoria” di tali vicende, se l’editore ha provveduto alla “deindicizzazione” ed allo spontaneo aggiornamento degli articoli in questione, trattandosi di una soluzione idonea a bilanciare i contrapposti interessi in gioco, che pur consentendo la conservazione del dato personale pubblicato, lo rende però accessibile non più tramite gli usuali motori di ricerca presenti nella Rete, bensì, esclusivamente dall’archivio storico dello stesso quotidiano, in tale modo, garantendo altresì la totale sovrapponibilità, altrimenti irrimediabilmente compromessa, fra l’archivio cartaceo e quello informatico del medesimo giornale, funzionale al diritto della collettività ad essere informata correttamente sulle relative vicende” (Cassazione civile sez. I, 27/03/2020, n.7559)

Con la deindicizzazione significa non si rimuove la pubblicazione (magari è un archivio giornalistico e può ivi restare anche contro la volontà dell’interessato) ma si impedisce che il contenuto venga trovato tramite motori di ricerca esterni, non tramite quello interno del servizio stesso.