Reato accompagnare il proprio figlio a scuola se non è vaccinato

Se un genitore, nonostante sia a conoscenza del fatto che il proprio figlio non abbia effettuato le cosiddette vaccinazioni obbligatorie, lo accompagna a scuola commette reato, in violazione del diniego di accesso stabilito con provvedimento del Dirigente Scolastico.

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A scuola senza aver fatto i vaccini

Il PM formulava una richiesta di emissione del decreto penale di condanna, nei confronti di due genitori che continuavano ad accompagnare a scuola la propria figlia che non aveva compiuto il ciclo vaccinale obbligatorio. Tuttavia il G.I.P. del Tribunale pronunciava sentenza di proscioglimento, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, per l’imputazione di cui all’articolo 650 del codice penale, contestati ai genitori in concorso. Ad essere contestato tuttavia, era il fatto che i due, non avevano osservato il provvedimento di sospensione dalla frequenza scolastica emesso nei confronti della loro figlia  dal Dirigente Scolastico, al fine di garantire la tutela della salute pubblica e il mantenimento delle condizioni di sicurezza epidemiologica. La coppia, dall’ottobre 2018 al giugno 2019, aveva continuato ad accompagnare la figlia a scuola, a dispetto del divieto imposto.

Le motivazioni del GIP

Il G.I.P. rilevava che l’inosservanza dell’obbligo vaccinale afferiva solo a taluni vaccini e inoltre poteva essere così considerato un illecito amministrativo, non un reato. Richiamava inoltre il principio dell’autodeterminazione in materia di salute, osservando che ciò che avrebbe dovuto fare il Dirigente era effettuare una tempestiva segnalazione all’Asl competente, eventualmente necessario al fine di instaurare un procedimento che preveda l’attivazione dei controlli sul corretto esercizio della potestà genitoriale. Riteneva invece che la sospensione della frequenza scolastica rivestisse la natura di atto amministrativo, che non trovava corrispondenza e giustificazione in una fonte in una norma di legge in assenza di epidemia o contagio in corso, con conseguente irrilevanza penale della condotta ascritta ai due imputati.

Il Procuratore della Repubblica

A questo punto il procuratore della Repubblica ha interposto ricorso per Cassazione sostenendo invece che la violazione di legge in relazione all’articolo 3, comma 3, del D.L. n. 73/2017 (convertito in legge n. 119/2017) postuli che vi sia un vero e proprio requisito di accesso ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia, la presentazione della documentazione attestante l’assolvimento degli obblighi vaccinali.

La Cassazione accoglie il ricorso: i vaccini a scuola sono obbligatori per frequentare le lezioni

La I sezione di penale della Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso formulato dal Procuratore della Repubblica.

La fonte legale del provvedimento del D.S.

Il provvedimento adottato dal dirigente trova fonte normativa nell’articolo 3, commi 1 e 3, del D.L. n. 73/2017, convertito in legge, poiché la previsione del dovere che incombe sui dirigenti scolastici, di richiedere all’atto di iscrizione del minore, ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale, la presentazione del certificato comprovante l’esecuzione delle vaccinazioni obbligatorie. Tale requisito è necessario per avere accesso alle lezioni e mette Il Dirigente nella piena facoltà di precludere, tramite provvedimento motivato, l’ammissione alle lezioni del medesimo minore i cui genitori non abbiano adempiuto alla prescrizione.

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L’annullamento con rinvio

La rispondenza del provvedimento emanato dal dirigente scolastico all’impianto normativo dell’articolo 650 c.p., ha determinato l’annullamento della pronuncia impugnata, con rinvio per un nuovo esame della richiesta di emissione del decreto penale al G.I.P. del Tribunale in diversa persona fisica.