REMS: per la Corte Costituzionale il sistema va riformato

La Corte Costituzionale ritiene che il legislatore deve procedere ad una riforma complessiva del sistema in quanto le norme sulle REMS ( residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) sono in contrasto con i principi costituzionali.

REMS: di che cosa si tratta

La legge 81/2004 ha previsto le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (c.d. REMS) per accogliere le persone affette da disturbi mentali, autrici di reati, a cui viene applicata da parte del magistrato la misura di sicurezza detentiva del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o l’assegnazione a casa di cura e custodia.

Le REMS hanno sostituito gli Ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) aboliti nel 2013 e chiusi definitivamente il 31 marzo 2015.

La permanenza in tali strutture ha carattere transitorio ed eccezionale in quanto applicabile “solo nei casi in cui sono acquisiti elementi dai quali risulti che è la sola misura idonea ad assicurare cure adeguate ed a fare fronte alla pericolosità sociale dell’infermo o seminfermo di mente”.

La residenza e le sue attività sono “a esclusiva gestione sanitaria” mentre le attività di sicurezza e di vigilanza esterna nonché l’accompagnamento dei pazienti in ospedali o ad altre sedi sono svolte, tramite specifico accordo, d’intesa con le prefetture.

Alla magistratura di sorveglianza compete sorvegliare la residenza.

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La Corte Costituzionale sentenza  n. 22 del 2022

La Corte Costituzionale ritiene che non può ritenersi conforme all’art. 110 Cost. una disciplina che, come quella vigente, non attribuisca alcun ruolo in materia al Ministro della giustizia.

Rimane l’esigenza di assicurare una esplicita base normativa allo stabile coinvolgimento del Ministero della giustizia nell’attività di coordinamento e monitoraggio del funzionamento delle REMS esistenti e degli altri strumenti di tutela della salute.

Le considerazioni svolte dalla Corte hanno evidenziato l’urgente necessità di una complessiva riforma di sistema, che assicuri, assieme:

  • un’adeguata base legislativa alla nuova misura di sicurezza;
  • la realizzazione e il buon funzionamento, sull’intero territorio nazionale, di un numero di REMS sufficiente a far fronte ai reali fabbisogni, nel quadro di un complessivo e altrettanto urgente potenziamento delle strutture sul territorio in grado di garantire interventi alternativi adeguati rispetto alle necessità di cura e a quelle, altrettanto imprescindibili, di tutela della collettività (e dunque dei diritti fondamentali delle potenziali vittime dei fatti di reato che potrebbero essere commessi dai destinatari delle misure);
  • forme di adeguato coinvolgimento del Ministro della giustizia nell’attività di coordinamento e monitoraggio del funzionamento delle REMS esistenti e degli altri strumenti di tutela della salute mentale attivabili nel quadro della diversa misura di sicurezza della libertà vigilata, nonché nella programmazione del relativo fabbisogno finanziario, anche in vista dell’eventuale potenziamento quantitativo delle strutture esistenti o degli strumenti alternativi.

Nel dichiarare l’inammissibilità delle questioni, la Corte ha sottolineato, come in altre occasioni, che non sarebbe tollerabile l’eccessivo protrarsi dell’inerzia legislativa in ordine ai gravi problemi individuati dalla sentenza in commento.