Assegno alla ex Avvocato? no se la donna è in grado di essere autonoma

Ancora sotto la lente l’assegno di mantenimento per la ex moglie: la Cassazione ribadisce con l’ordinanza 11504/2021 che la moglie, con un lavoro che garantisce l’autonomia economica, non può perdere il diritto all’assegno divorzile.

assegno divorzio

La donna protagonista della vicenda giudiziale è assegnataria della casa coniugale in sede di separazione personale tra i coniugi, così come dopo la cessazione degli effetti civili del matrimonio stesso; la stessa ha conseguito il titolo di avvocato, che può mettere a frutto, ed è titolare di importanti cespiti mobiliari ed immobiliari. Per questo in appello viene stabilito che non avrà diritto anche all’assegno d mantenimento dall’ex coniuge.

In Cassazione la moglie chiede l’assegno per principio perequativo

Pertanto la stessa ricorre in Cassazione, lamentando che la sentenza non ha tenuto conto della enorme disparità economica che caratterizza la sua condizione rispetto a quella dell’ex marito.

Tra le doglianze presentate, in particolare evidenzia la propria difficoltà a condurre un’esistenza libera e dignitosa solo con i ricavati dagli immobili di proprietà  assai modesti e dal proprio lavoro: infatti un appartamento è in realtà destinato alle vacanze dei figli e di un terzo è in realtà titolare la madre. Oltre a ciò fa presente anche che la scelta di non lavorare per crescere i figli è stata presa di comune accordo; che la posizione del marito di dirigente d’industria sarebbe stata ottenuta grazie al suo sacrificio ed inoltre che ormai ultra cinquantenne, non è facile reinserirsi nel mondo dell’avvocatura nonostante la sua laurea in giurisprudenza;

Quanto appena sostenuto va ad evidenziare che il principio appena espresso dalla sentenza delle  Sezioni Unite in base al quale la natura dell’assegno debba essere anche perequativa, sarebbe violato dalle considerazioni dedotte dalla sentenza d’Appello.

L’assegno non è dovuto perchè il tenore di vita non è diminuito

La Corte di Cassazione però dichiara inammissibile il ricorso della ex moglie in quanto lo  “squilibrio economico patrimoniale tra i coniugi unicamente come precondizione fattuale” inciderebbe sulla valutazione della fattispecie, tuttavia nel caso di specie, non si è realizzato alcun peggioramento delle proprie condizioni dopo il divorzio.

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Infatti come osservato in sede di gravame “ha escluso, da un canto, lo squilibrio economico-patrimoniale tra le parti che, insussistente al momento del matrimonio, non ha determinato, per ciò stesso, un impoverimento, al venir meno del vincolo coniugale, della ex moglie che godeva e continua a godere di immobili ed entrate in ragione dell’agiata posizione economica della famiglia di origine, pur non lavorando.”