Anoressia e bulimia: Posso costringere mia figlia a curarsi?

Anoressia e bulimia: quali sono gli strumenti a disposizione di un genitore per salvare il proprio figlio?

Disturbi alimentari

Il disturbo del comportamento alimentare (DCA) comprende sia l’anoressia che la bulimia.

Convivere con una persona con disturbo alimentare non è facile, soprattutto se il disturbo sfocia nella bulimia o nell’anoressia in forme gravi.

Generalmente, tali disturbi riguardano in prevalenza le donne, in un rapporto 9 a 1 e costituiscono oggi la prima causa di morte per patologia tra le giovani donne nella fascia di età compresa tra i 12 e i 25 anni.

Ma cosa si può fare per aiutare una figlia che sta soffrendo, con il rischio che il disturbo la porti alla morte o comunque a danni irreparabili?

Finché la problematica riguarda un soggetto non ancora maggiorenne, i genitori possono intervenire e sollecitare le cure, senza che ciò sfoci in una vera e propria costrizione o privazione della libertà, ma una volta che il soggetto abbia compiuto i 18 anni, nessun genitore può obbligare il proprio figlio a curarsi.

Pertanto, se con una figlia minorenne è difficile per i genitori intervenire, con una figlia maggiorenne i genitori devono compiere davvero un’impresa, perché nel nostro ordinamento nessuno può essere sottoposto a cure contro la propria volontà.

Il TSO

La carenza di strutture pubbliche specializzate, i costi importanti che le famiglie devono sostenere, sono un grande ostacolo per le famiglie che devono aiutare i propri figli.

Nei casi più gravi, quando la situazione è ormai al limite, l’unico strumento disponibile nel nostro ordinamento è il TSO, cioè il Trattamento Sanitario Obbligatorio.

Tuttavia, oltre alle difficoltà applicative del TSO, ci sono due aspetti che limitano l’efficacia di tale strumento.

Infatti, il TSO ha una durata limitata a 7 giorni, prorogabili in caso di necessità e, comunque, mai all’infinito, per cui, può agire come “salvavita” temporaneo, ma una volta terminata la sua durata, il pericolo incomberà di nuovo.

Inoltre, all’esito del breve trattamento sanitario obbligatorio, si possono avere delle reazioni ancora più gravi da parte del soggetto interessato dal disturbo, frustrato delle cure subite obbligatoriamente.

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Il tema del TSO dell’anoressia nervosa ha determinato nel marzo 2015 la presentazione di una proposta di legge n. 2944 in “materia di accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per la cura di gravi disturbi del comportamento alimentare” che ad oggi purtroppo non ha ancora avuto seguito.

Si auspica quindi che il Governo intervenga al più presto al fine di salvare quante più vite possibili.