Successioni e patti successori: Posso fare un accordo per nominare il mio futuro erede?

Successioni e patti successori: attenzione perché la legge vieta gli accordi tra vivi

Gli interrogativi

Posso fare un accordo con mio fratello o con mio figlio in cui lo nomino erede quando morirò?

Posso fare un accordo con cui prometto a una persona che quando riceverò l’eredità gli darò un bene dell’eredità ricevuta?

Posso fare un accordo in cui rinuncio all’eredità dei miei genitori quando verranno a mancare?

La risposta è no.

Tali accordi non sono ammessi dall’ordinamento giuridico e, se realizzati, sono comunque nulli.

Si tratta infatti dei “patti successori”, espressamente vietati dalla legge.

Il Divieto

Dispone espressamente l’articolo 548 del codice civile: “Fatto salvo quanto disposto dagli artt. 768-bis e seguenti, è nulla ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione.

È del pari nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su di una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi

Le ipotesi di nullità sono quindi 3 e corrispondono esattamente agli interrogativi sopra indicati.

Sono infatti vietati gli accordi istitutivi, con cui il testatore pone in essere un contratto successorio; gli accordi dispositivi, con cui un soggetto dispone dei diritti che non ha ma che egli prevede di acquistare in seguito alla morte di un altro soggetto; gli accordi rinunciativi con cui un soggetto rinuncia ai diritti che non ha ancora ma che gli spettano, o che gli possono spettare, in seguito alla morte di un altro soggetto ancora vivo.

Il motivo del divieto

Occorre premettere che chiunque, finché è in vita, può liberamente decidere dei propri beni: può venderli, può donarli, può scrivere un testamento, può modificare il testamento fino all’ultimo momento della propria esistenza, può darli in garanzia, eccetera.

Ebbene, il nostro ordinamento non ammette che questa libertà sia limitata ed intende lasciare al testatore la massima libertà fino all’ultimo momento utile.

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Lo scopo è quello di non vincolare il testatore ad impegni o obblighi fino alla propria morte.

Con una semplice frase latina si può dire: “viventis non datur hereditas” ovvero “non si può trasferire l’eredità di chi sia ancora vivo”.