Reato penale: perché è sbagliato dirlo e cosa vuol dire

Tutti gli studenti di giurisprudenza sarebbero stati bocciati all’esame di penale se avessero pronunciato queste due parole insieme: “reato penale” infatti sarebbe costato caro all’aspirante giurista. Vediamo perché.

Perché è sbagliato dire “reato penale”?

Tale espressione ormai si sente ovunque, ma è assolutamente un errore, del quale i più, o meglio tutti coloro che non hanno intrapreso o concluso studi giuridici, non si rendono conto.

Se all’esame di diritto penale lo studente le avesse pronunciate non solo sarebbe stato bocciato, ma avrebbe rischiato una brutta figura davvero.

Il reato è sempre penale e mai civile o amministrativo.

Non esistono reati civili o amministrativi, ma illeciti che hanno sanzioni civili (risarcimento danni, ecc) o sanzioni disciplinari, fiscali e di polizia (illeciti amministrativi).

Pertanto utilizzare l’espressione reato penale non ha senso e non ha alcun fondamento giuridico.

Nel linguaggio comune si sente diffusamente ormai utilizzare tale espressione, senza che ci si renda conto del fatto che non sia corretto e del perché.

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Che cos’è il reato?

Per cercare di essere più semplicistici possibile, tralasciando le varie teorie dottrinali sulla distinzione tra reato in senso formale o sostanziale e sugli elementi costituenti il reato, possiamo dire che per reato si intende un determinato comportamento umano che contrasta con i fini dello stato previsti dal legislatore ed esige come sanzione una pena.

Si tratta di un comportamento antigiuridico che produce un evento contrario ad un interesse protetto dal legislatore, che ha dunque conseguenze penali.

Il reato si distingue in delitti e contravvenzioni.

I reati possono essere dolosi, colposi o preterintenzionali, consumati e tentati.

Sono molteplici le modalità di manifestazione dello stesso.

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A titolo esemplificativo possiamo considerare il reato di furto, che costituisce la fattispecie più comune dei delitti contro il patrimonio.

L’art. 624 del codice penale prevede che “Chiunque s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sè o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire trecentomila a un milione

Il bene giuridico tutelato è il patrimonio, l’elemento oggettivo è la cosa mobile altrui.

Occorre che il soggetto che compie l’azione abbia la coscienza e volontà di sottrarre ed impossessarsi della cosa mobile altrui con la finalità di trarne profitto per sé o per altri.

Attenzione dunque a non utilizzare più l’espressione reato penale!