Palpeggiamento della ex in discoteca è reato e la Cassazione lo conferma

Il palpeggiamento: violenza sessuale nei confronti della vittima, condanna anche per quello fatto durante la serata in discoteca

discoteca

Palpeggiamento in discoteca

Palpeggiare il fondoschiena di una donna è violenza sessuale. Imputato per il reato un uomo che, denunciato dall’ex compagna per averla molestata in discoteca mediante un palpeggiamento e sfiorandole anche la zona pubica con una scarpa.

Denuncia per il reato di violenza

La vittima denuncia l’accaduto che, i giudici di merito, ritengono condanni l’uomo per violenza sessuale, comminando così una pena di otto mesi con  ventisei giorni di arresto.

Si legge che l’uomo “ha, in diverse occasioni, palpeggiato il sedere della vittima» e «in una occasione, seduto dietro di lei, ha allungato una gamba e con la scarpa le ha toccato i genitali”.

Ricorso dell’imputato in Cassazione

L’uomo, pertanto, ricorre in Cassazione asserendo che “l’esistenza del consenso della donna” potesse dedursi dall’esistenza di “una vecchia relazione sessuale” tra vittima e lo stesso. Supporta la solita tesi che “inizialmente la ragazza non si era recata dai carabinieri per denunciare”. Aggiunge inoltre che “se nulla quaestio, almeno in senso astratto, per la connotazione sessuale dell’atto di palpazione del sedere, diversamente deve ritenersi per il toccamento che avvenga tra la zona dei genitali e il piede, infilato in una scarpa, difettando il requisito della violenza quale atto contrario alla volontà altrui, perché è sempre attraverso la mano che tipicamente viene violata la sfera di libertà sessuale e, comunque, essendo il piede calzato in una scarpa viene meno la corporeità dell’attoed inoltre “si era trattato, inoltre, di un toccamento fugace e repentino, e non di uno sfregamento insistito nella zona erogena, e, in considerazione delle descritte modalità dell’azione, inidoneo a soddisfare un piacere sessuale ovvero a suscitarne lo stimolo a terzi e finalizzato”.

Per la Cassazione il palpeggiamento in discoteca è reato

L’orientamento della Cassazione appare subito evidente dicendo che “la nozione di violenza nel delitto di violenza sessuale non è limitata alla esplicazione di energia fisica direttamente posta in essere verso la persona offesa, ma comprende qualsiasi atto o fatto cui consegua la limitazione della libertà del soggetto passivo, così costretto a subire atti sessuali contro la propria volontà. Ai fini della configurabilità del reato di violenza sessuale, non è, dunque, necessaria una violenza che ponga il soggetto passivo nell’impossibilità di opporre una resistenza, essendo sufficiente che l’azione si compia in modo insidiosamente rapido, tanto da superare la volontà contraria del soggetto passivo”.

E’ sempre violenza se non c’è consenso

Viene ribadito Un importante principio che asserisce che “in tema di violenza sessuale l’elemento oggettivo consiste sia nella violenza fisica in senso stretto, sia nella intimidazione psicologica che sia in grado di provocare la coazione della vittima a subire gli atti sessuali, sia anche nel compimento di atti di libidine subdoli e repentini, compiuti senza accertarsi del consenso della persona destinataria, o comunque prevenendone la manifestazione di dissenso”.

Il palpeggiamento in discoteca nella fattispecie è violenza sessuale

Nella fattispecie “è evidente che la repentinità dell’azione ha, di per sé, integrato il requisito della violenza- e, comunque il comportamento della persona offesa, che ha reagito immediatamente al primo episodio allontanando l’uomo e dicendogli di andarsene, era inequivoco circa la mancanza di consenso all’atto e non poteva ingenerare alcun dubbio in capo all’uomo, il quale, nonostante ciò, ha perseverato nella condotta illecita”.

LEGGI ANCHE: Alcol test : attenzione a bere in baita! dal 2022 arriva sulle piste da sci

Si sottolinea inoltre che in entrambi gli episodi denunciati “vi è stato un volontario e diretto contatto fisico, sebbene fugace, tra l’uomo e le zone erogene della persona offesa, tale da coinvolgere oggettivamente la corporeità sessuale della vittima ed idoneo ad invaderne la libertà sessuale”.