Cassazione penale sul “bis in idem”: processo per omicidio valido?

Valutazioni della Corte della Cassazione sul principio di negazione della possibilità di processare un “idem” giuridico

bis in idem

Un imputato per lesioni volontarie nei confronti di un terzo, terzo poi, purtroppo deceduto in esito alle stesse, viene condannato con sentenza che passa anche in giudicato. Successivamente al decesso della vittima, l’aggressore viene processato  per omicidio preterintenzionale.

Bis in idem

Il difensore dell’imputato stavolta, puntava a far dichiarare la nullità della pronuncia resa in relazione al delitto di omicidio preterintenzionale invocando il principio del divieto di bis in idem per come qualificato dalla Giurisprudenza delle corti nazionali e sovranazionali.

Valutazioni della Cassazione e giurisprudenza disponibile

A questo punto la Corte  si sofferma sull’analisi di diverse sentenze che forniscono solido orientamento giurisprudenziale. In particolare giunge in in rilevo la sentenza della Corte Costituzionale n. 200 del 2016 con la quale il giudice delle leggi ha provveduto a chiarire che il divieto di bis in idem preclude non il similtaneus processus per distinti reati commessi con il medesimo fatto, ma una seconda iniziativa penale, laddove tale fatto sia già stato oggetto di una pronuncia di carattere definitivo.

Precedente Cassazione sul  “bis in idem”

Quello che si ritiene importante evidenziare è che a partire dall’articolo 649 c.p.p. che riguarda il rapporto tra il fatto storico oggetto di giudicato ed il nuovo giudizio, prescindendo dalle eventualmente diverse qualificazioni giuridiche, si arriva estensivamente a ritenere che il bis in idem sostanziale concerne invece il rapporto tra norme incriminatrici astratte e prescinde da raffronto con il fatto storico, sulla base anche della sentenza della Cassazione Penale, Sez. 7, n. 32631 01/10/2020.

Fonti europee

Per le fonti internazionali europee invece si considera l’intervento della Corte di Strasburgo che ritiene che l’art. 4 del protocollo 7 deve essere interpretato nel senso che il reato è il medesimo se i fatti che lo integrano sono identici o sostanzialmente gli stessi, dovendosi intendere per fatto l’insieme di circostanze di fatto concrete che coinvolgono lo stesso imputato e che sono inestricabilmente legate tra loro nel tempo e nello spazio la cui esistenza deve essere dimostrata al fine di ottenere una condanna o avviare un procedimento penale.

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La decisione della Cassazione sull’idem

La Corte di Cassazione valutando le varie fonti giurisprudenziali giunge ad una soluzione del nodo e dichiara: “Premesso che, ai fini della preclusione connessa al principio del “ne bis in idem”, l’identità del fatto sussiste solo quando vi sia corrispondenza storico naturalistica nella configurazione del reato, da considerare in tutti i suoi elementi costitutivi sulla base della triade condotta – nesso causale – evento, non essendo sufficiente la generica identità della sola condotta, non ricorre l’idem factum tra le lesioni personali e l’omicidio preterintenzionale, in quanto il fatto concreto di cui all’articolo 584 c.p.. È caratterizzato dall’evento morte, che è, invece, assente nel delitto di cui all’articolo 582 c.p., la cui tipicità è integrata da un diverso, e meno grave, evento, le lesioni personali; trattandosi di fattispecie in relazione di incompatibilità, il giudice del secondo procedimento è tenuto a considerare, altresì, il principio di detrazione, nel senso che deva assicurare, mediante un meccanismo di compensazione, che l’importo complessivo delle sanzioni irrogate sia proporzionato alla gravità dei reati complessivamente considerati”.