Dissuasori di velocità: responsabilità in caso di sinistro

Dissuasori di velocità: in caso di sinistro sussiste la responsabilità penale del progettista e dell’esecutore dei lavori

Questione

I dissuasori di velocità sono elementi che hanno la finalità di indurre il conducente di un veicolo a rallentare la propria corsa.

Possono essere di diverse tipologie, ci sono ad esempio i dispositivi elettronici che vengono solitamente installati ai bordi delle strade, oppure quelli di tipo passivo, come i cilindri o i dossi rallentatori artificiali.

I dossi artificiali sono maggiormente utilizzati nei centri abitati, tuttavia, la loro collocazione, deve rispondere a determinate regole e non possono certo costituire un pericolo per i conducenti di auto o moto.

Ma cosa accade se un sinistro si verifica proprio a causa dei dossi?

Di un caso del genere si è occupata la Cassazione.

dissuasori di velocità

Il Caso

Progettista ed esecutore dei lavori sono stati condannati, nelle rispettive qualità, per il reato di omicidio colposo ai danni di un motociclista deceduto in seguito a sinistro stradale.

In particolare, è stato contestato al primo, quale responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune, che aveva disposto la realizzazione di un dissuasore di velocità in una via di quel centro senza effettuare il controllo di esecuzione, al secondo, quale legale rappresentante della società che aveva realizzato l’opera, risultata non conforme al dettato dell’art. 179 co. 9 Reg. C.d.S., in quanto non adeguatamente segnalata e di profilo errato, di avere — per colpa generica e specifica (in violazione dell’art. 179 cit.) — causato il decesso del conducente di un motociclo.

Il motociclista, verso le ore 07.30, percorrendo la strada alla velocità di circa 85-90 km/h (superiore al limite imposto di 50 km/h), non si avvedeva del dosso, perdendo il controllo del veicolo condotto, cadendo a terra e urtando violentemente contro il muretto in cemento ivi esistente, riportando lesioni dalle quali derivava immediatamente la morte.

La vicenda è stata esaminata dalla Suprema Corte di Cassazione.

La sentenza

La Suprema Corte è stata categorica: quel manufatto non correttamente progettato e mal segnalato è certamente da qualificarsi quale “Insidia alla circolazione stradale” e del sinistro ne rispondono penalmente progettista/direttore lavori e titolare dell’impresa esecutrice.

Con la sentenza n.45576 del 28.10.2021 la Corte ha rigettato il ricorso degli imputati, confermandone la responsabilità penale e così argomentando:

[…] quanto all’elemento soggettivo del reato, i profili di colpa hanno riguardato sia la fase di progettazione, la scelta del luogo di posizionamento e le modalità di realizzazione dell’opera, che la carenza di una sua segnalazione.

[…] costui, responsabile dell’ufficio tecnico, dotato di piena autonomia decisionale e di competenze tecniche adeguate, aveva adottato lo schizzo vergato dal vice sindaco, seguito personalmente i lavori, impartito istruzioni alla ditta vincitrice dell’appalto per la realizzazione dell’opera; ma anche in quella dell’esecutore, per avere egli realizzato un manufatto non corrispondente a norma, omesso di verificare che l’opera commissionata non fosse di pericolo per la circolazione stradale, secondo le competenze tecniche di cui disponeva, infine per non aver pre-segnalato adeguatamente il manufatto ancora in via di ultimazione.

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[…] Nessun dubbio, poi, sulla ricorrenza dell’aggravante contestata: la Corte territoriale, sul punto, ha precisato che lo scopo della disciplina è quello di garantire, oltre all’effetto di rallentamento della velocità, anche la sicurezza della circolazione, la norma regolamentare violata riguardando certamente la circolazione poiché posta a tutela di tutti gli utenti della strada, cosicché la sua violazione integra l’aggravante di cui all’art. 589 c. 2 c.p. (con ogni conseguenza anche in termini di prescrizione, raddoppiata ai sensi dell’art. 6 co. 1 L. 251/2005).