Imposte sui redditi: chi sono i soggetti passivi d’imposta

Ai fini delle imposte sui redditi debbono considerarsi soggetti passivi d’imposta le persone iscritte nelle anagrafi della popolazione residente

La soggettività fiscale italiana

Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile.

Così dispone l’art. 2 comma 2 del DPR. n. 917 del 1986.

Affinchè, dunque, sussista la residenza fiscale nello Stato, occorre individuare tre presupposti, indicati in via del tutto alternativa come si desume dall’utilizzo della congiunzione “o”:

  • il primo, formale, rappresentato dall‘iscrizione nelle anagrafi delle popolazioni residenti,
  • gli altri due, di fatto, costituiti dalla residenza o dal domicilio nello Stato ai sensi del codice civile.

La giurisprudenza della Cassazione

Secondo la giurisprudenza della Suprema Corte le persone iscritte nelle anagrafi della popolazione residente si considerano, in applicazione del criterio formale dettato dal DPR sopra richiamato in ogni caso residenti, e, pertanto, soggetti passivi d’imposta, in Italia.

Ai fini predetti, essendo l’iscrizione indicata preclusiva di ogni ulteriore accertamento, il trasferimento della residenza all’Estero non rileva fino a quando non risulti la cancellazione dall’anagrafe di un Comune italiano.

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La sentenza n. 1355 del 18 gennaio 2022 della Cassazione civile sezione Tributaria

La recentissima sentenza della Cassazione conferma la pretesa avanzata dal Fisco per il possesso, da parte del contribuente, di attività finanziarie non dichiarate presso Paesi a fiscalità privilegiata.

Infatti, la Cassazione ribadisce il principio già espresso in base al quale il dato formale ed ufficiale della residenza in un Comune italiano supera le prove concrete fornite dal contribuente per dimostrare il proprio trasferimento all’estero.

Pertanto ritiene legittima la pretesa avanzata dal fisco nei confronti del contribuente possessore, in paesi a fiscalità privilegiata, di attività finanziarie non dichiarate.