Notifica a mezzo pec non consegnata per casella piena: cosa fare

La Cassazione con sentenza n. 40758/2021 dichiara inammissibile l’impugnazione in caso di notifica dell’atto a mezzo pec non consegnato per casella piena

Quando la notifica a mezzo pec è valida?

Una notificazione è validamente effettuata all’indirizzo p.e.c. del difensore di fiducia, quale risultante dal Reginde, indipendentemente dalla sua indicazione in atti non potendosi configurare un diritto a ricevere le notificazioni esclusivamente presso il domiciliatario indicato.

Se la notificazione telematica non vada a buon fine perché la casella pec di destinazione risulta piena, fatto non imputabile al notificante – essendo invece addebitabile al destinatario per inadeguata gestione dello spazio di archiviazione necessario alla ricezione dei messaggi , il notificante stesso deve ritenersi abbia l’ onere, anche in considerazione del principio della ragionevole durata del processo, di riprendere idoneamente il procedimento notificatorio presso il domiciliatario (fisico) eletto, in un tempo adeguatamente contenuto.

Onere della parte notificante in caso di casella di destinazione piena

In caso di notifica telematica effettuata dall’avvocato, il mancato perfezionamento della stessa per non avere il destinatario reso possibile la ricezione dei messaggi sulla propria casella p.e.c., pur chiaramente imputabile al destinatario, impone alla parte di provvedere tempestivamente al suo rinnovo.

Il notificante deve effettuare la notificazione secondo le regole generali dettate dall’art. 137 c.p.c. e ss., e non mediante deposito dell’atto in cancelleria, non trovando applicazione la disciplina di cui al D.L. n. 179 del 2012, art. 16, comma 6, ultima parte.

Infatti tale disciplina è prevista per il caso in cui la ricevuta di mancata consegna venga generata a seguito di notifica o comunicazione effettuata dalla Cancelleria, atteso che la notifica trasmessa a mezzo p.e.c. dal difensore si perfeziona al momento della generazione della ricevuta di avvenuta consegna (RAC).

Pertanto, la notifica telematica al domicilio digitale sarà valida nell’ipotesi di avvenuta consegna.

Qualora vi sia una differente e specifica elezione di diverso domicilio (nella fattispecie esaminata dalla Cassazione, fisico), nell’eventualità di “casella telematica piena” (presso il domicilio digitale più sopra ricordato) per insufficiente gestione dello spazio da parte del destinatario della notifica, il notificante dovrà, per tempo, riprendere il procedimento notificatorio presso il domicilio eletto e ciò a valere solo nel caso specificato, altrimenti non potendo sussistere alcun altro affidamento, da parte del notificatario, se non alla propria costante gestione della casella di posta elettronica, e nessun’altra appendice alla condotta esigibile dal notificante.

LEGGI ANCHE: Cartella di pagamento notificata via pec con allegato pdf e senza firma digitale: è legittima

In conclusione

In caso di notificazione a mezzo PEC di un atto di impugnazione, qualora la casella del destinatario risulti piena e – come tale – non in grado di ricevere il messaggio di posta elettronica, parte notificante dovrà attivarsi tempestivamente per procedere ad una nuova notifica con le modalità ordinaria di cui agli artt. 137 e ss. c.p.c.