Mediazione Civile: le sorti dell’opposizione a decreto ingiuntivo

La riforma deliena le sorti dell’opposizione a decreto ingiuntivo per le materie in cui è obbligatoria la mediazione

La Legge 206/2021 delinea le linee guida che il Governo dovrà adottare in sede di emanzione dei relativi decreti legislativi in materia di riforma del processo civile.

Anche la mediazione civile verrà toccata profondamente dagli interventi che dovranno essere posti in essere, anche con riferimento all’annosa questione sull’obbligo di introduzione del procedimento di mediazione in caso di opposizione a decreto ingiuntivo in materie obbligatorie.

Come noto, in caso di mancata introduzione della domanda di mediazione, dopo l’udienza in cui si discute in ordine alla concessione od alla revoca della provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo, determina l’improcedibilità dell’azione.

La questione circa l’onere di introduzione della mediazione e circa gli effetti della mancata introduzione della stessa è approdata alla Corte di Cassazione, la quale si è pronunciata a Sezioni Unite, dirimendo una questione di non scarsa importanza.

Con la sent. n. 19596/2020, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha sancito l’obbligo di introduzione del procedimento di mediazione a carico del creditore, opposto sostanziale, con la conseguenza della revoca del decreto ingiuntivo in caso di mancata ottemperanza a tale obbligo.

Con la legge sopra citata si chiede espressamente al Governo di “individuare, in caso di mediazione obbligatoria nei procedimenti di opposizione a decreto ingiuntivo, la parte che deve presentare la domanda di mediazione, nonché definire il regime del decreto ingiuntivo laddove la parte obbligata non abbia soddisfatto la condizione di procedibilità“.

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E’ evidente, quindi, che la soluzione adottata dalla Suprema Corte non offrà quella definitività che solamente una norma giuridica può garantire, attesa l’esigenza di cristallizzare una fattispecie complessa nei suoi effetti sostanziali e processuali.