Risarcimento del danno prima del giudizio: è prova del ravvedimento

La speciale tenuità del danno trova la sua causa giustificatrice nel rilievo che il risarcimento del danno prima del giudizio rappresenta una prova tangibile dell’avvenuto ravvedimento del reo e, quindi, della sua minore pericolosità sociale

La sentenza della Cassazione penale sez. V, ud. 8 ottobre 2021  n. 116, depositata il  5 gennaio 2022.

I fatti riguardano la degenerazione di una lite per ragioni di circolazione stradale, conclusasi con l’interposizione dell’autovettura Fiat Panda, condotta dall’imputato, che aveva costretto il conducente di una Volkswagen, a fermarsi ed a subire il danneggiamento dell’auto, contro la quale venivano sferrati calci e pugni.

Il Tribunale ha condannato l’imputato alla pena di giustizia per il reato di violenza privata, assolvendo il medesimo dalla contestazione di danneggiamento perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

Ha, invece, rigettato la richiesta di applicazione dell’attenuante di cui all’art. 62 c.p., n. 6 reputando l’intervenuto risarcimento non satisfattivo dei danni, materiali e non.

Ha reputato non satisfattivo il risarcimento operato dall’imputato, in quanto limitato al danno materiale cagionato dal danneggiamento dell’autovettura; ha, quindi, escluso anche l’attenuante prevista dal n. 4 della medesima norma per essere l’ammontare del risarcimento comunque inferiore al preventivo relativo alla riparazione del veicolo.

La Cassazione ha ritenuto tale ultima parte della motivazione  irrilevante, posto che la speciale tenuità del danno è applicabile solo ai reati commessi per scopo di lucro tra i quali non rientra la concreta fattispecie esaminata.

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Si tratta di un’attenuante, di natura soggettiva, che, trovando la sua causa giustificatrice non tanto nel soddisfacimento degli interessi economici della persona offesa, quanto nel rilievo che il risarcimento del danno prima del giudizio rappresenta una prova tangibile dell’avvenuto ravvedimento del reo e, quindi, della sua minore pericolosità sociale, deve essere totale ed effettivo, non potendo ad esso supplire un ristoro soltanto parziale

Nel caso in esame, la motivazione posta a fondamento della reiezione della predetta attenuante ha, da un lato, asserito che “non vi è stata integrale riparazione”, pur a fronte di una quietanza integralmente liberatoria e della mancata costituzione di parte civile della persona offesa per il reato di cui all’art. 610 c.p.; dall’altro, valorizzando in termini ostativi la stessa materialità del fatto, non ha svolto alcuna considerazione sul significato di ravvedimento che il risarcimento può aver implicato successivamente alla consumazione del reato.