Il colluttorio non può determinare o giustificare lo stato di ebrezza

Non rileva se quando si è fermati durante la guida in stato di ebbrezza si sia assunto farmaci alcolici o colluttorio

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Il caso si discute su un pregresso giudiziale ove la Corte di appello conferma la decisione di primo grado che sanciva la responsabilità di un imputato per guida in stato di ebbrezza contemplato al comma 2, lettera b) dell’art. 186 del Codice della Strada.

In Cassazione l’imputato contesta il reato di guida in stato di ebbrezza 

L’imputato ricorre in Cassazione per contestare:

  • la mancata valorizzazione degli elementi che avrebbero potuto offrire una diversa lettura dei fatti, ossia che l’alterazione del tasso alcolemico è stata causata dall’assunzione di uno sciroppo per la tosse e l’utilizzo di colluttorio;
  • la mancata assunzione di una prova decisiva per quanto riguarda la richiesta di perizia sul collutorio per dimostrare la sua capacità d’incidere sullo stato di ebbrezza del conducente;
  • la mancata esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto ai sensi dell’art. 131 bis c.p alla luce della emersione di circostanze del tutto marginali.

La Corte di Cassazione respinge l’ipotesi che il colluttorio o lo sciroppo possano concorrere allo stato di ebrezza rilevato

 

Per la Corte il ricorso è inammissibile in quanto i motivi sollevati riguardano questioni già esaminate e respinte in sede di appello, per cui il ricorrente dimostra di non confrontarsi con quanto stabilito dalla

sentenza in fase di seconda istanza.
Inoltre il perito ha infatti accertato che il farmaco e il colluttorio non potevano in alcun modo incidere o farlo in misura minima sul valore alcolemico, inoltre “l’elemento psicologico del reato non è escluso dall’assunzione di farmaci ad elevata componente alcolica, essendo onere del conducente accertare la compatibilità dell’assunzione con la circolazione stradale.”

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Seguita la Corte esprimendo sul secondo motivo, esplicando come il mancato espletamento di una perizia non è motivo di ricorso in Cassazione, perché non è considerata prova decisiva, bensì di un mezzo di prova neutro che è affidato alla discrezionalità del giudice.

Inammissibile infine anche la terza doglianza perché la Corte di Appello, nel motivare il mancato riconoscimento della non punibilità per particolare tenuità del fatto, lo ha fatto con una motivazione adeguata, valorizzando la pericolosità della condotta dell’imputato, che guidava in stato di ebbrezza di notte e in un centro abitato