Animali in casa: il Comune li vieta se sono troppi ma il Tar non è d’accordo

Animali in casa: quanti animali si possono detenere in casa? C’è un limite? Può essere imposto dal Comune o altri Enti?

Questione

Gli amanti degli animali spesso convivono con più di un animale.

I proprietari amorevoli nutrono, proteggono e si prendono cura totalmente degli animali domestici, come fossero delle persone.

È evidente però, che convivere con molti animali richieda un impegno economico importante in relazione alle cure, all’alimentazione e agli spazi.

Può accadere quindi che tali impegni diventino eccessivi di fronte ad un numero elevato di animali, con conseguenti problemi igienici e di salute sia degli animali stessi, sia dei proprietari e dei vicini.

Pertanto, il legislatore, non impone alcun limite alla detenzione di animali in casa, ma è chiaro che la legge potrà intervenire laddove si ravvisino delle condizioni degli animali non più compatibili con il benessere degli animali stessi.

Tale principio è stato recentemente confermato dal TAR del Lazio.

Il caso

Una donna ha proposto ricorso al TAR del Lazio per l’annullamento dell’ordinanza del Sindaco con cui l’Autorità le intimava di trasferire i 7 animali domestici presenti all’interno del proprio appartamento nel quale la ricorrente vive insieme al coniuge, presso una struttura convenzionata con il Comune, “al fine di eseguire le cure necessarie”, nonché di procedere alla “bonifica igienico sanitaria dell’appartamento…”, con divieto di introdurre nuovi animali all’interno dell’appartamento.

L’ordinanza scaturiva da una relazione conseguente ad un sopralluogo da cui sarebbe emerso che l’appartamento non presentava i requisiti igienico – sanitari necessari e idonei alla permanenza dell’essere umano, con degrado e sporcizia.

Secondo il Comune vi erano quindi violazioni dei “parametri di benessere” degli animali, posto che tutto l’appartamento (ad eccezione di una camera di letto) era pieno di scatole di cartone, pacchi e mobili, con utensili ammucchiati, condizioni queste sufficienti a giustificare l’ordinanza igienico-sanitaria ai sensi del TU Leggi Sanitarie di cui al RD 27/07/1934, n. 1265.

La sentenza

La vicenda, è stata trattata dal Tar del Lazio che si è pronunciato con sentenza n.13172/21 nei seguenti termini:

Deve invero rilevarsi che, dall’esame dei referti depositati e del relativo corredo fotografico, non può dubitarsi circa l’insostenibilità delle condizioni igieniche nel quale versa l’appartamento della ricorrente e delle correlative problematiche che ciò comporta in ordine all’ambiente circostante, con nocumento del vicinato.

In ordine a tali aspetti, non è irragionevole, né esorbita dai poteri sanitari del Sindaco ai sensi del RD nr. 1265/1934, l’ordine con il quale l’Autorità dispone l’allontanamento degli animali domestici e la bonifica dell’appartamento: vero è che non è coercibile l’uso della proprietà privata da parte del titolare, ma è esigibile che tale uso non ecceda i limiti della salubrità ambientale circostante che, nella specie (sulla base di quanto comprovato dall’Ente), è verosimilmente compromessa dall’esalazione di cattivi odori che derivano dalle condizioni di detenzione degli animali domestici medesimi.

La condizione ed il benessere di questi ultimi è parimenti oggetto di tutela da parte dell’Autorità, secondo il regolamento locale (e relativi standard di mantenimento e custodia di animali domestici), che non risulta essere contestato.

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Ciò che invece è privo di fondamento è il divieto di introdurre animali nell’appartamento che è formulato in termini assoluti, senza termine né modalità o condizioni.

Come tale, l’ordinanza impugnata comporta una limitazione radicale ed ingiustificata della libertà individuale, priva di causa sia in ordine alla situazione sanitaria (la quale è risolvibile mediante la prescritta bonifica e dunque non consente di prefigurare un divieto senza tempo di detenzione di animali domestici), che guardando al profilo della condizione personale e medica della ricorrente (che non è comprovato versi in condizioni tali da impedirle di prendersi cura di animali domestici).