Estorsione a sfondo sessuale: condannato l’ex amante del sacerdote

La Cassazione penale con la sentenza n. 46753 depositata il 21 dicembre 2021 conferma la condanna per estorsione a sfondo sessuale nei confronti dell’ex amante del sacerdote

estorsione a sfondo sessuale

Il caso

L’ex amante di un sacerdote, è stato condannato in primo e secondo grado per estorsione alla pena di anni 4 di reclusione e duemila euro di multa. L’uomo infatti aveva continuato a chiedere soldi al sacerdote anche dopo la fine della loro relazione sotto la minaccia di rivelare la relazione.

La difesa dell’amante ha proposto ricorso per cassazione per lamentare, quale motivo unico, assenza di adeguata motivazione in ordine alla credibilità della persona offesa, costituita parte civile.

A sostegno della tesi ha ritenuto che il tenore dei messaggi intercorsi tra i due si contraddistinguerebbero “per i toni garbati e mai minatori utilizzati dal primo nei confronti del secondo, cui erano rivolte richieste di denaro in un’ottica di radicata e risalente consuetudine della persona offesa di aiutare economicamente l’imputato, anche dopo la fine della loro relazione sentimentale”.

La difesa ha poi ritenuto che il sacerdote aveva deciso di presentare denuncia come una reazione per lo più di natura opportunistica nell’ambito del procedimento.

Le motivazioni della Cassazione

Ha ritenuto il ricorso inammissibile e l’unico motivo di ricorso manifestamente infondato.

Per la Corte le richieste di denaro avanzate dall’imputato al prelato erano continue, incessanti e perfino assillanti e si ritrovavano puntualmente nella fitta messaggistica intercorsa tra l’imputato e la vittima, sottoposta ad un vero e proprio “assedio”, sia di giorno che di notte, al fine di conseguire denaro, consistito in somme sino a 10.000,00/11.000,00 Euro, che sono state ritenute dai giudici di merito esulare dalla nozione di “prestito” ovvero di “erogazioni” liberali rimesse alla benevolenza del sacerdote.

In particolare, in numerosi messaggi si legge che il sacerdote, in diverse occasioni, cercava di resistere alle pressanti pretese adducendo l’impossibilità di disporre di tali somme, finendo da ultimo per cedere per una sorta di “sfinimento” ed anche per le ricorrenti allusioni ai loro rapporti e all’interesse del prelato che non ne venisse data divulgazione.

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La Cassazione ha ritenuto che l’attendibilità della persona offesa, come rilevato dai giudici di merito, trovasse riscontro dalle dichiarazioni accusatorie provenienti non solo dalla messaggistica telefonica ma anche dall’avvenuta consegna, verificata in un’occasione dagli agenti operanti, da parte della persona offesa, della complessiva somma di Euro 500 in banconote contrassegnate.

Tale circostanza portò all’arresto dell’imputato e la successiva perquisizione effettuata presso l’abitazione del sacerdote ha permesso di rinvenire le tracce di ingenti trasferimenti di denaro compiuti dallo stesso, tramite assegni e versamenti postali, nell’ordine di alcune decine di migliaia di Euro.

Sulla base di tali motivazioni la Corte ha confermato la condanna.