Errore nella comunicazione fiscale: è colpa del contribuente

La Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 35811 del 2021 favorisce un orientamento relativamente alla responsabilità del contribuente, in caso di errore nella comunicazione fiscale dei redditi.

Il contribuente non è tenuto ad essere un esperto, pertanto con espressa delega fornita nel mandato sottoscritto in favore del commercialista, in materia fiscale, incarica il consulente a curare ogni aspetto nella suddetta materia. Ma il contribuente ha comunque un obbligo di vigilare e con annessa una responsabilità personale per l’omessa vigilanza sulla propria trasmissione fiscale. Secondo antecedente giurisprudenza, ed esattamente Cass., Sez. 5, 17.3.2017, n. 6930, si ritiene necessario che il contribuente debba curarsi  “di evitare ogni responsabilità ma sta a lui l’onere di provare ogni assenza di colpa”. Tale principio si ritiene valido, anche se, come nel caso di specie, il cliente contribuente non ha firmato gli F24. Tuttavia la mancata firma degli F24 non basta ad evitare ogni colpa al contribuente, così come chiarito dalla Cassazione. Se anche manca la firma sugli F24, ciò non esclude assolutamente la responsabilità del contribuente.

Colpa del contribuente se la dichiarazione è sbagliata

Gli adempimenti fiscali sono molteplici pertanto il rischio di sbagliare qualcosa è talmente espositivo che non può mancare il vaglio del cliente.

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Il ricorso proposto al vaglio degli Ermellini, viene accolto come fondato, laddove appunto il professionista disconosceva l’intera attribuzione della responsabilità. La corte di fatti precisa che “ove si avvalga dell’opera di un professionista per la presentazione della dichiarazione, dalla quale risultino violazioni delle disposizioni tributarie, è il contribuente ad essere onerato della prova della propria assenza di colpa (Cass., Sez. 5, 17.3.2017, n. 6930, Rv. 643309-01): donde la conseguenza per cui questi è chiamato a rispondere per l’illecito (nella specie, compensazione fraudolenta) commesso dal professionista incaricato, ove non dimostri di aver vigilato sullo stesso, nonché il comportamento fraudolento dal medesimo tenuto, finalizzato a mascherare il proprio inadempimento, mediante la falsificazione di modelli F24 ovvero di altre modalità di difficile riconoscibilità da parte del mandante”, aggiungendo che “che la mancata sottoscrizione dei modelli F24 non è dunque idonea, di per sé, ad escludere la responsabilità della contribuente (potendo, peraltro, la relativa trasmissione avvenire in via telematica e, dunque, naturaliter in mancanza di sottoscrizione), occorrendo piuttosto verificare se e come la contribuente/mandante operò in concreto la vigilanza sul professionista incaricato. A tale riguardo, peraltro, l’art. 3, comma 8, del d.P.R. n. 435 del 2001 prevede che “la dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è consegnata dal contribuente alla banca o all’ufficio postale ovvero è trasmessa all’Agenzia delle Entrate mediante procedure telematiche direttamente o tramite uno dei soggetti di cui ai commi 2 -bis e 3”, mentre il successivo comma 6 prevede che “i soggetti di cui ai commi 2-bis e 3 rilasciano al contribuente.., entro trenta giorni dal termine previsto per la presentazione in via telematica, la dichiarazione trasmessa…”.