Niente alimenti al figlio che non ha richiesto il reddito di cittadinanza

Niente alimenti al figlio che, pur non avendo trovato lavoro nonostante il titolo di studio  (una laurea breve) , non si è adoperato per usufruire di misure sociali come il reddito di cittadinanza: così la Cassazione con ordinanza n. 40882 del 20 dicembre 2021.

niente alimenti al figlio

Il caso

Con atto di citazione un figlio ha convenuto in giudizio i propri genitori per sentirli condannare al pagamento di un assegno alimentare.

L’attore ha riferito che nonostante la laurea “breve” conseguita in informatica, e nonostante si fosse attivato per la ricerca di un lavoro, la propria condizione lavorativa era rimasta precaria e tale da non permettergli una vita dignitosa: in particolare, ha dichiarato di vivere in un dormitorio dopo lo sfratto seguito alla vendita dell’alloggio in cui viveva con la madre e con la nonna.

Diritto agli alimenti

L’art. 438 c.c. prevede che gli alimenti possano essere richiesti “solo da chi versa in istato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento”.

La situazione di bisogno va intesa come incapacità della persona di provvedere alle fondamentali esigenze di vita; esprime, dunque, l’impossibilità per il soggetto di provvedere al soddisfacimento dei suoi bisogni primari, quali il vitto, l’abitazione, il vestiario, le cure mediche, e deve essere valutato in relazione alle effettive condizioni dell’alimentando, tenendo conto di tutte le risorse economiche di cui il medesimo disponga, e della loro idoneità a soddisfare le sue necessità primarie.

Il non essere in grado di provvedere al proprio mantenimento indica, poi, l’involontaria e non imputabile mancanza di un reddito di lavoro.

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L’onere della prova

La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha avuto modo di chiarire, al riguardo, che il diritto agli alimenti è legato alla prova:

  • non solo dello stato di bisogno,
  • ma anche della impossibilità di provvedere, in tutto o in parte, al proprio sostentamento mediante l’esplicazione di un’attività lavorativa,

Ove l’alimentando non provi la propria invalidità al lavoro per incapacità fisica o l’impossibilità, per circostanze a lui non imputabili, di trovarsi un’occupazione confacente alle proprie attitudini e alle proprie condizioni sociali, la relativa domanda deve essere rigettata.

La Cassazione civile con ordinanza n. 40882 del 20 dicembre 2021 in materia di alimenti aggiunge un ulteriore tassello all’accertamento dell’impossibilità per il soggetto di provvedere al soddisfacimento dei suoi bisogni primari.

Infatti per la Cassazione non si può prescindere dalla verifica dell’accessibilità dell’alimentando a forme di provvidenza che consentano di elidere, ancorché temporaneamente, lo stato di bisogno, come per l’appunto la possibilità di accedere al reddito di cittadinanza.