La richiesta di prova non ammessa in primo grado nel giudizio d’appello

La parte che vuole riproporre le prove richieste in primo grado ha l’onere di riscriverle specificatamente, pena l’implicita rinuncia.

Infatti, la Corte di Cassazione sul punto ha statuito: “La parte che si sia vista rigettare dal giudice di primo grado le proprie richieste istruttorie ha l’onere di reiterarle al momento della precisazione delle conclusioni poiché, diversamente, le stesse debbono intendersi rinunciate e non possono essere riproposte in appello.

Tale onere non è assolto attraverso il richiamo generico al contenuto dei precedenti atti difensivi, atteso che la precisazione delle conclusioni deve avvenire in modo specifico, coerentemente con la funzione sua propria di delineare con precisione il “thema” sottoposto al giudice e di porre la controparte nella condizione di prendere posizione in ordine alle (sole) richieste – istruttorie e di merito – definitivamente proposte” (Cass. 19352/2017).

In sostanza, quindi, la parte che non reitera specificatamente le proprie istanze vi rinuncia sostanzialmente e non può lamentarsi in merito in fase di appello.

Più specificatamente, secondo il principio di specificità dei motivi di appello, anche la riproposizione delle istanze istruttorie non accolte dal giudice di primo grado, deve essere specifica.

E’ quindi inammissibile il mero rinvio agli atti del giudizio di primo grado (Cassazione Civile, Sentenza n. 5812 del 23/03/2016).