Si all’assegno per la moglie che ha sacrificato la propria carriera per la famiglia

L’assegno di divorzio va garantito alla moglie che si è totalmente sacrificata per la famiglia anche se questa è autosufficiente

assegno moglie

L’assegno di divorzio può compensare le rinunce fatte durante il matrimonio da uno dei coniugi? La Cassazione, con l’ordinanza n. 35706/202, si esprime circa la decisione
della Corte di Appello che aveva negato l’assegno di divorzio alla ex. La Corte di Appello riforma in parte la decisione di primo grado e così facendo sostiene che la ex moglie, ritenuta economicamente autosufficiente, non abbia diritto all’assegno di divorzio.

La donna ricorre in Cassazione lamentando i seguenti motivi

  • con il primo rileva la nullità della sentenzaperché la Corte d’Appello avrebbe ammesso i nuovi  documenti per decidere nel giudizio di secondo grado;
  • con il secondo lamenta che il diritto sarebbe a lei spettante per il contributo dato alla conduzione della famiglia e alla formazione del reddito comune;
  • con il terzo invece contesta alla Corte di non avere tenuto conto del fatto che la stessa non è più giovanissima, avendo compiuto 46 anni e di avere difficoltà nel reperire una nuova occupazione sia a causa della crisi nel settore ove sarebbe specializzata, così come anche a causa del proprio contesto di appartenenza.

L’assegno è dovuto alla moglie perchè perequativo e compensativo

I giudici di piazza Cavour, rigettano il primo motivo del ricorso perché infondato, ma accoglie i restanti.

Gli Ermellini ritengono il primo motivo è infondato perché il rito camerale per l’appello delle sentenze di separazione e divorzio prevede che possano essere ammesse produzioni documentali fino all’udienza di precisazione delle conclusioni.

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Fondati invece il secondo e il terzo motivo perché l’assegno di divorzio ha funzione assistenziale, ma anche perequativo compensativa poiché come previsto dalla Costituzione, vi è un dovere  di solidarietà che prevede il riconoscimento di un contributo al coniuge che ricorre per richiederlo che fa base, non sul principio di tutela dell’autosufficienza, ma compensativo e di perequazione appunto di quanto fatto per la famiglia e delle aspettative professionali sacrificate alla causa famigliare.