Il si della Cassazione all’adozione mite: se percorribile deve prevalere

Il ricorso all’Istituto dell’adozione legittimante, va considerata l’extrema ratio, altrimenti devono prevalere soluzioni più miti

adozione mite

In tema di adozione la giurisprudenza spesso arricchisce l’impianto normativo di preziosi orientamenti spesso non semplici da consolidare, per via della delicatezza della materia. Il ricorso all’Istituto dell’adozione legittimante, che recide quindi ogni rapporto tra famiglia di origine e figli, va considerata l’extrema ratio a cui ricorrere solo se la relazione con i genitori è contraria all’interesse dei minori (situazioni verificate di pericolo o criticità grave e permanentemente pregiudizievole). Tuttavia, se però il rapporto affettivo è presente ma si attesta una fragilità famigliare (non criticità pregiudizievole per il minore ovviamente), allora il Diritto esprime il suo sostegno all’applicazione di un istituto come “l’adozione mite”, di recente sostenuta dall’ ordinanza n. 35840/2021 della Cassazione.

La vicenda: il gravame respinge l’adozione mite

Il Tribunale per i minori di Venezia dichiara lo stato di adottabilità di tre minori. I genitori dei bambini ricorrono in Corte d’Appello, ma la sede di gravame non fa che respingere quanto impugnato.

Proposta de CTU

La Corte riferisce che il CTU ha proposto una soluzione che non interrompa il rapporto tra genitori e figli. Il CTU propone quindi un’ “adozione mite”, che però non è tenuta in considerazione dal giudice del gravame, in quanto il padre è affetto da disturbo schizofrenico con componente paranoidea prevalente e la madre da un disturbo ansioso, oltre ad essere quest’ultima l’unica percipiente di mensilità di soli 350 euro, per il proprio lavoro.

Dichiarati adottabili i minori

La Corte tuttavia precisa che il legame dei tre fratelli non debba essere scisso, per cui statuisce che, anche se collocati in famiglie diverse, i tre minori debbano mantenere i contatti almeno una volta alla settimana.

I genitori in Cassazione: non considerata arbitrariamente l’adozione mite

A tale decisione i genitori decidono di ricorrere in Corte di Cassazione presentando su ricorso le seguenti doglianze:

  1. Che sia stata omessa una pronuncia della Corte sulla richiesta da loro avanzata di conservare i contatti tra minori e genitori;
  2. Che sia mancata pronuncia sull’adozione mite che era stata risultanza della CTU, che aveva avanzato pertanto la proposta;
  3. Che sia stata violata la Costituzione e della Convenzione di New York del 1989 per aver confermato l’adottabilità dei minori senza valutare il pregiudizio al loro superiore interesse derivante dall’interruzione dei rapporti con i genitori, senza ipotizzare invece un progetto di sostegno e senza ascoltare la minore al di sopra dei dodici anni;
  4. Che sia stata omessa la valutazione dei progressi fatti dai genitori rilevata dal CTU;
  5. Infine che sia mancato ascolto delle coppie scelte per il collocamento, esclusione dei difensori durante l’audizione di queste coppie e omessa disponibilità infine dei verbali, formando pregiudizio nel diritto delle parti di contraddittorio.

L’adozione mite andava considerata: lo dice la Cassazione

La Corte di Cassazione accoglie il primo, il secondo e il sesto motivo del ricorso, dichiarando assorbiti tutti gli altri, per i seguenti motivi.

Per gli Ermellini i primi due motivi possono essere esaminati congiuntamente: sono ritenuti fondati, in quanto la Corte d’Appello non ha tenuto conto in effetti di trovare una soluzione intermedia finalizzata a mantenere i contatti tra genitori e figli nonostante questa fosse la strada indicata dal CTU.

Nel caso in esame la famiglia, anche se carente, ha un ruolo che assolutamente aderisce all’interesse superiore dei figli, mentre non agisce nell’interesse dei minori la decisione di recidere in modo definitivo questo rapporto.

Per la Cassazione erra la Corte di Appello non può escludere l’adozione mite proposta dai genitori e asseverata dalla CTU. Sulla questione la Corte Suprema ricorda di avere già chiarito che ai sensi dell’art. 44 lettera d) della legge n. 184/1983, che si occupa in particolare dell’adozione in casi particolari “i minori possono essere adottati anche quando non ricorrono le condizioni di cui al comma 1 dell’art 7:… quando vi sia la constata impossibilità di affidamento preadottivo) che è da intendere come clausola di chiusura del sistema.” In tale istituto, il vincolo di filiazione giuridica si sovrappone a quello di sangue senza estinguerlo, anche se l’esercizio della responsabilità genitoriale spetta all’adottante.

Molta giurisprudenza a favore

Viene a tal proposito dalla stessa Corte Suprema, richiamata la sentenza n. 12962/2016 che “a differenza della legittimante, l’adozione in casi particolare può essere dichiarata anche a prescindere dalla sussistenza di una situazione di abbandono del minore adottando, tale situazione cioè non costituisce un limite normativo all’applicazione dell’ipotesi descritta dalla lettera d) della norma dell’art 44. Ricorda inoltre che, come evidenziato dalla Corte Costituzionale, l’adozione in casi particolari così come l’intera disciplina dell’adozione, si ispira alla realizzazione effettiva dell’interesse del minore.”

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Per questi motivi, qualora tale necessità non venga ravvisato un pericolo o nocumento o pregiudizio grave che discende proprio dal rapporto genitore-figlio, è preferibile optare per una forma di adozione che non recida in modo definitivo il rapporto tra i genitori e i figli.

La Cassazione accoglie infine anche il motivo con cui è stato lamentato il mancato ascolto della figlia ultradodicenne in quanto trattasi di un obbligo che il giudice deve rispettare a pena di nullità della pronuncia, salvo che non sia stata fornita un’adeguata motivazione .