Crocefisso nelle scuole: interviene la Cassazione

La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 24414 del 09.09.2021, emessa a Sezione Unite, è tornata a disciplinare l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche

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I principi sanciti dalla Suprema Corte di Cassazione prendono le mosse da un episodio occorso negli anni 2008 e 2009, a causa dell’instaurarsi di un contenzioso in materia di lavoro tra un professore e l’istituto scolastico.

Il docente era stato sottoposto a sanzione disciplinare per aver rimosso, di sua iniziativa, un crocefisso in un’aula dell’istituto ove prestava servizio, contravvenendo ad una circolare emanata dal dirigente scolastico con la quale veniva sancita l’affissione del simbolo religioso.

Successivamente, il simbolo religioso era stato riaffisso ed era stata emanata un’altra circolare che ribadiva la necessità della presenza dei crocefissi nelle aule, poichè richiesti da alcuni studenti.

Il docente, a seguito di un’altra rimozione, ha subìto dei procedimenti disciplinari, culminati con l’irrogazione delle sanzioni, ritualmente impugnate presso il Tribunale competente, in funzione del giudice del lavoro e successivamente riunite.

Nonostante la soccombenza in entrambi i gradi di giudizio, il docente ha proposto ricorso in cassazione lamentando il carattere discriminatorio delle circolari e la lesione della propria libertà personale, in relazione al principio di “laicità” dello Stato.

Ha inoltre lamentato la violazione della libertà di insegnamento, discriminata dall’emanazione delle circolari, impositive del simbolo religioso nelle aule.

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La decisione della Suprema Corte di Cassazione

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno affermato i seguenti principi di diritto:

– In base alla Costituzione repubblicana, ispirata al principio di laicità dello Stato e alla salvaguardia della libertà religiosa positiva e negativa, non è consentita, nelle aule delle scuole pubbliche, l’affissione obbligatoria, per determinazione dei pubblici poteri, del simbolo religioso del crocefisso.

– L’art. 118 del r.d. n. 965 del 1924, che comprende il crocefisso tra gli arredi scolastici, deve essere interpretato in conformità alla Costituzione e alla legislazione che dei principi costituzionali costituisce svolgimento e attuazione, nel senso che la comunità scolastica può decidere di esporre il crocefisso in aula con valutazione che sia frutto del rispetto delle convinzioni di tutti i componenti della medesima comunità, ricercando un “ragionevole accomodamento” tra eventuali posizioni difformi.

– E’ illegittima la circolare del dirigente scolastico che, nel richiamare tutti i docenti della classe al dovere di rispettare e tutelare la volontà degli studenti, espressa a maggioranza in assemblea, di vedere esposto il crocefisso nella loro aula, non cerchi un ragionevole accomodamento con la posizione manifestata dal docente dissenziente.

– L’illegittimità della circolare determina l’invalidità della sanzione disciplinare inflitta al docente dissenziente per aver egli, contravvenendo all’ordine di servizio contenuto nella circolare, rimosso il crocefisso dalla parte dell’aula all’inizio delle sue lezioni, per poi ricollocarlo al suo posto alla fine delle medesime.

– Tale circolare, peraltro, non integra una forma di discriminazione a causa della religione nei confronti del docente, e non determina pertanto le conseguenze di natura risarcitoria previste dalla legislazione antidiscriminatoria, perché, recependo la volontà degli studenti in ordine alla presenza del crocefisso, il dirigente scolastico non ha connotato in senso religioso l’esercizio della funzione pubblica di insegnamento, né ha condizionato la libertà di espressione culturale del docente dissenziente.