Concorso della Banca nel reato di bancarotta

In caso di fallimento, la Banca che concede un mutuo per ripianamento delle passività concorre nel reato di bancarotta

La Corte di Cassazione ha affrontato il tema relativo al comportamento della banca che, poco prima del fallimento di una impresa, abbia concesso un mutuo fondiario per il ripianamento di passività aziendali non garantite da ipoteca.

Con ordinanza n. 31513 depositata il 03 novembre 2021 la Corte di Cassazione ha difatti chiarito che, in tema di bancarotta preferenziale, integra gli estremi di simulazione della prelazione di cui all’articolo 216, comma 3 legge fallimentare, la condotta dell’impresa che prima o durante la procedura fallimentare ottiene mutui fondiari garantiti da ipoteca utilizzati per il ripianamento dei debiti preesistenti verso la stessa banca. Concorre nel reato anche l’istituto di credito che, vantando un credito privo di privilegio o garanzia reale nei confronti dell’impresa in stato di decozione, concede un mutuo ipotecario, se quest’ultimo viene poi utilizzato per estinguere l’originario debito non garantito.

L’art. 216 L.F. al III comma, punisce “con la reclusione da uno a cinque anni il fallito, che, prima o durante la procedura fallimentare, a scopo di favorire, a danno dei creditori, taluno di essi, esegue pagamenti o simula titoli di prelazione“.

E’ evidente dunque che debba essere provato, in sede penale, l’intento simulatorio del fallito e dell’istituto bancario. Il comportamento della Banca deve essere posto in essere con dolo generico, ossia con la consapevolezza dello stato di decozione dell’azienda e con la volontà di potersi garantire una posizione preferenziale rispeto agli altri creditori.