Il mutuo per debiti pregressi non è sempre lecito per la Banca

La Cassazione è intervenuta per chiarire le conseguenze della prassi bancaria di far stipulare il mutuo per ripianare debiti pregressi

il mutuo per debiti pregressi

Secondo un recente orientamento della Corte di Cassazione, concedere un mutuo per ripianare esposizioni debitorie di natura chirografaria non è sempre lecito ed il contratto potrebbe essere dichiarato nullo.

Con la decisione n. 20896/2019 pubblicata dalla prima Sezione dalla Corte di Cassazione il 5 agosto 2019 si è infatti giunti alla conclusione secondo la quale deve essere dichiarata la nullità del mutuo nel caso in cui lo stesso venga utilizzato dalla banca per “trasformare” un debito di natura chirografaria” in uno di natura ipotecaria.

Nel 2021 la Corte di Cassazione conferma la propria interpretazione ribadendo che “l’utilizzo di somme da parte di un istituto di credito per ripianare la pregressa esposizione debitoria del correntista, con contestuale costituzione in favore della banca di una garanzia reale, costituisce un’operazione meramente contabile in dare ed avere sul conto corrente, non inquadrabile nel mutuo ipotecario, il quale presuppone sempre l’avvenuta consegna del denaro dal mutuante al mutuatario; tale operazione determina di regola gli effetti del “pactum de non petendo ad tempus”, restando modificato soltanto il termine per l’adempimento, senza alcuna novazione dell’originaria obbligazione del correntista. (Nella specie, la S.C. ha escluso che costituisse mutuo di scopo l’operazione di ripianamento di debito, realizzato mediante accredito da parte della banca di un importo su un conto corrente in passivo del cliente). (Cassazione civile sez. I, 25/01/2021, n.1517).

Originariamente, la Corte Costituzionale, con Sentenza n. 175/2004, si era occupata della materia, dichiarando inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 38 del D.Lgs. 385/1993 (cd. TUB), escludendo quindi che il credito fondiario, a differenza del credito edilizio, fosse un mutuo di scopo e sancendo che l’art. 38 citato identifica l’oggetto del mutuo con la concessione, da parte della Banca, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili, senza necessità che la somma mutuata sia destinata in concreto, ad un’opera edilizia o fondiaria e, di riflesso, senza possibilità di controllo giudiziario sulla sua effettiva utilizzazione

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In precedenza, la Corte di Cassazione – chiamata a pronunciarsi su di un caso di revocabilità della garanzia ipotecaria in ambito fallimentare – ha stabilito che “Se il contratto di mutuo fondiario è stato stipulato solo per estinguere pregresse esposizioni debitorie, il negozio non è nullo, ma non si possono applicare le norme speciali previste dagli artt. 38 e ss. del TU bancario e in particolare la disposizione dell’art. 39, che prevede il consolidamento e la non revocabilità dell’ipoteca fondiaria, decorso il termine di dieci giorni dall’iscrizione” (Cass. Civ. n. 9482/2013).