La figlia che lascia il lavoro per gli studi universitari va mantenuta

Se la figlia lascia il lavoro per andare all’università ha comunque diritto al mantenimato del genitore separato

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 23318/2021 afferma un nuovo principio: va ripristinato il mantenimento della figlia che lascia il lavoro per iniziare gli studi universitari.

Cosa prevede il Codice Civile sul mantenimento

Il nostro Codice civile sancisce il dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli. La norma fa riferimento direttamente al rango costituzionale, dal quale mutua il principio postulato dagli articoli 147, 148 c.c.
L’obbligo di mantenere, istruire ed educare il figlio è espressione del principio/dovere solidaristico verso la comunità finalizzato a consentire la crescita della prole, favorendone il raggiungimento della maturità fisica, psicologica e sociale, oltre all’ indipendenza economica.

Mantenimento della figlia che abbandona il lavoro: il caso

 

In seguito alla cessazione degli effetti civili del matrimonio tra due ex coniugi, il tribunale di merito aveva disposto l’obbligo per il padre di corrispondere un assegno di 600 euro mensili per il mantenimento della figlia maggiorenne, che aveva un’occupazione lavorativa che non la soddisfaceva in prospettiva a lungo termine lavorativa e proprio per migliorare tale prospettiva, decideva di intraprendere il percorso di studi universitari.
Il Tribunale d’Appello, interpellato proprio dal padre a seguito della pervenuta decisione della prole, conferma la decisione del primo grado veniva confermata in appello.
In Cassazione si conferma il mantenimento alla figlia maggiorenne
Il padre pertanto ricorreva in Cassazione lamentando di avere diritto a ridurre o sospendere l’erogazione dell’assegno, a seguito di una libera decisione della figlia. La Cassazione stabiliva in relazione alle domande che “l’obbligo di mantenere i figli non cessa immediatamente ed automaticamente per effetto del raggiungimento della maggiore età da parte del figlio, ma perdura finché non venga fornita la prova che quest’ultimo ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete condizioni per potere essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o per sua scelta”.

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L’università è propedeutica a trovare lavoro

In conclusione, il principio enucleato dalla vicenda processuale descritta, precisa che non si può non tener conto delle aspirazioni del figlio a patto che ovviamente non si tratti di atteggiamento riluttante all’autodeterminazione. Gli studi universitari possono considerarsi una formazione inserita in un percorso ben orientato allo sviluppo delle competenze necessarie al raggiungimento dell’indipendenza economica tramite il lavoro che consentiranno di svolgere.
Nel caso in oggetto la Cassazione ha considerato anche la giovane età e la volontà di riprendere gli studi della ragazza e per questo ha confermato il mantenimento.