Nota spese dell’avvocato? Non è così facile eluderla!

Se l’avvocato presenta una nota spese non basta che sia eccepita l’inattendibilità per decidere che non debba essere liquidata

L’ordinanza n. 27896/2021 della Corte di Cassazione, sancisce che nel caso in cui il giudice ritiene che alcune voci in merito alla nota spese presentata da un avvocato per la liquidazione in giudizio, non spettino all’avvocato, deve fornire una adeguata motivazione se decide di tagliarle dal conteggio senza fornire adeguata motivazione.

La nota spese non passa in primo e secondo grado

Nel confermare la liquidazione del compenso il giudice di primo grado aveva rilevato che l’attività svolta dal legale non è stata di particolare pregio e complessità, tanto da non considerare congrua la liquidazione di un importo superiore a quello stabilito in primo grado (al quale l’avvocato in questione aveva scelto di appellare. Secondo il giudice del gravame, la determinazione dei compensi da parte del giudice di primo grado appare corretta e coerente con l’attività resa effettivamente dal professionista.

Il professionista fa valere la nota spese in Cassazione

  • L’avvocato sceglie la via del ricorso in Cassazione lamentando i seguenti motivi: con il primo fa presente che non può la “regolamentazione delle spese del giudizio contenzioso in cui l’avvocato ha reso la prestazione in alcun modo vincolare la successiva liquidazione del compenso nella procedura azionata dall’avvocato verso il proprio cliente per la determinazione del corrispettivo per l’opera prestata in tale giudizio”;
  • con il secondo contesta il fatto che il giudice non abbia considerato, ai fini della liquidazione, l’intensa attività svolta nella fase pre-udienza;
  • con il terzo infine lamenta la quantificazione accordata dei diritti nei primi due gradi di giudizio pari ad € 2.551,00 al posto dei € 9.942,00 richiesti, per mancanza di motivazione di tale quantificazione.La Corte di Cassazione respinge i primi due motivi perché infondati, mentre accoglie il terzo, in relazione al quale cassa la decisione con rinvio al Tribunale in diversa composizione affinché provveda anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità. In relazione al terzo motivo di ricorso la Cassazione ribadisce il seguente principio “quando è acquisita agli atti del processo una specifica nota delle spese il giudice non può limitarsi ad una globale determinazione dei dirittidi procuratore e degli onorari di avvocato in misura inferiore a quelli esposti ma ha l’onere di dare adeguata motivazione dell’eliminazione e della riduzione di voci da lui operata, allo scopo di consentire, attraverso il sindacato di legittimità, l’accertamento della conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti ed alle tariffe, in relazione all’inderogabilità dei relativi minimi sancita dall’art. 24 della legge n. 794 del 1942.”

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Conclusioni

La considerazione che va enucleata pertanto, si incentra sull’inattendibilità della nota che, depositata dall’avvocato nella parte relativa ai diritti, non può esonerare il giudice dal determinarli in ragione dell’attività svolta e delle tariffe applicabili (tabella b dm 157/2004) in ragione di un decreto che non specifica quali sono le voci “duplicate” e quindi non dovute, il giudice esclude infatti dalla liquidazione diritti che invece, in base alla suddetta e richiamata tabella, sono dovuti.