Parcella dell’Avvocato: dipende dal valore della domanda

Parcella dell’Avvocato: non si valuta in base al risarcimento ottenuto ma in base al valore iniziale della causa

La Questione

Un avvocato chiedeva al Tribunale la concessione di un decreto ingiuntivo relativo ai compensi maturati per le prestazioni giudiziali civili rese in favore della cliente in primo grado ed in parte del giudizio di appello per una causa professionale in cui l’assistita lamentava gravi danni alla salute, successivamente ridimensionati da una diversa Ctu.

Il Tribunale accoglieva la domanda della professionista e condannava la cliente al pagamento della somma richiesta per le prestazioni professionali oltre interessi a far data dalla messa in mora al soddisfo.

Nulla di insolito o anomalo, sembrerebbe.

Tuttavia la vicenda è finita in Cassazione perché l’importo richiesto dall’avvocato è stato contestato dalla cliente in quanto ritenuto sproporzionato rispetto al risarcimento ottenuto.

La Cassazione

Con la sentenza n.3687 del 12/02/2021, la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che: l’avvocato ha diritto alla parcella determinata in base alla domanda anche se al cliente è riconosciuto un risarcimento inferiore a quello previsto inizialmente.

La parcella dell’avvocato determinata sulla base della domanda non può ritenersi sproporzionata semplicemente perché la liquidazione del danno è stata poi di molto inferiore a quanto richiesto inizialmente.

Se, infatti, al momento della proposizione dell’azione giudiziale, la richiesta, sulla base degli elementi a disposizione, risultava congrua e la causa complessa, il legale ha comunque diritto all’importo anche a fronte di un risarcimento di molto inferiore.

La Corte precisa inoltre: […] l’iniziale quantificazione della domanda in un importo, poi, rivelatosi superiore a quanto in concreto liquidato, non era frutto di una decisione arbitraria, atteso che il quadro probatorio inizialmente a disposizione della parte, in quanto anche corroborato da una consulenza tecnica di parte (il riferimento ad una perizia di parte costituisce una mera imprecisione terminologica, ma non incide sulla correttezza del ragionamento del Tribunale), avuto riguardo alle patologie delle quali la S. denunciava di essere stata vittima a seguito dell’attività lavorativa espletata, deponeva per la plausibilità di una richiesta risarcitoria di importo corrispondente a quello indicato nell’atto introduttivo del giudizio, essendo stata la riduzione frutto di una diversa valutazione del CTU nominato in corso di causa, poi recepita in sentenza.

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Il Tribunale ha altresì evidenziato la particolare complessità della controversia e la delicatezza della vicenda sostanziale, di guisa che le contestazioni mosse con il motivo di ricorso attingono direttamente alla valutazione in fatto resa dal giudice di merito e, quindi, ad un apprezzamento insuscettibile di censura in sede di legittimità.