L’opposizione di terzo nel processo esecutivo

Il terzo che rivendica la proprietà del bene sottoposto a pignoramento può proporre opposizione al Giudice dell’Esecuzione

l'opposizione di terzo

Colui che si ritiene proprietario o ritiene di vantare altro diritto reale sul bene dell’esecuzione, al fine di evitare l’espropriazione dello stesso, può proporre opposizione al Giudice dell’esecuzione.

Questa possibilità è prevista espressamente dall‘art. 619 c.p.c. il quale sancisce che: “Il terzo che pretende avere la proprietà o altro diritto reale sui beni pignorati può proporre opposizione con ricorso al giudice dell’esecuzione, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione dei beni [disp. att. 184]. Il giudice fissa con decreto l’udienza di comparizione delle parti davanti a sé e il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto [disp. att. 185]. Se all’udienza le parti raggiungono un accordo il giudice ne dà atto con ordinanza, adottando ogni altra decisione idonea ad assicurare, se del caso, la prosecuzione del processo esecutivo ovvero ad estinguere il processo, statuendo altresì in questo caso anche sulle spese; altrimenti il giudice provvede ai sensi dell’articolo 616 tenuto conto della competenza per valore“.

Il codice di rito prevede anche una sorta di opposizione tardiva all’art. 620 c.p.c. In questa ipotesi, nel caso in cui l’opposizione sia proposta dopo che sia stata effettuata la vendita, secondo quanto previsto dalla tale norma, gli eventuali diritti del terzo potranno essere fatti valere solo sulla somma ricavata e nei limiti in cui questa non sia stata già distribuita.

Lo stesso accade se il giudice dell’esecuzione, in seguito all’opposizione, non abbia disposto la sospensione della vendita.

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Poiché la sentenza che decide sull’opposizione di terzo non fa stato in ordine al diritto vantato dal ricorrente, ma solo riguardo alla assoggettabilità o meno dei beni pignorati all’azione esecutiva, il giudice procederà all’accertamento del diritto del terzo in via incidentale, essendo tale attività volta unicamente a impedire l’aggressione esecutiva sul bene (resta, dunque, impregiudicata la questione della sua titolarità, che potrà essere riproposta al di fuori del processo esecutivo).